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Antonella Sica. Corpi estranei

di Stefania Bortoli

Corpi estranei di Antonella Sica
(Arcipelago itaca 2025) 

Quando l’assenza e la mancanza diventano un vuoto incolmabile, la realtà psichica ci lascia attoniti e isolati in ciascuna età della vita. La poesia di apertura che Antonella Sica ha dedicato alla madre prematuramente scomparsa, è un atto d’amore sospeso che si spegne nell’oscurità dell’abbandono: 

“Madre di Luna pietra madre ragnatela
di capelli sul guanciale madre pallido […]
che sei andata via
come si spegne la luce
nella stanza di un bambino”. Continua a leggere

Lo stato dell’arte. Antonella Sica

Caro Fabrizio,
quanto è difficile la tua domanda!

Non so se letteratura, poesia e arte aspirino a risvegliare la speranza di un presente migliore; personalmente, credo nella loro potenza come energie creative che permettono di vivere una vita piena e consapevole. Questo, per me, non si lega necessariamente alla speranza. Come sosteneva il regista Mario Monicelli, la speranza è una trappola inventata dai padroni: ti fa chinare il capo e ti abbandona in una sala d’attesa ad aspettare. Per cambiare le cose, anche solo nella nostra vita personale, è necessario agire, impegnarsi, esprimersi, esporsi. Scrivere, dipingere, fotografare, girare un film possono essere modi per farlo, ma solo a condizione di esporsi senza tradire il nostro sentire per cercare l’approvazione degli altri

Non so se il nostro tempo sia più privo di senso di quelli che ci hanno preceduto, ma è certo che il progresso, che per sua natura non è etico ma tecnico-scientifico, sta sempre più allontanandoci dalla Natura e dal suo ritmo lento, che continua a esistere per gli altri esseri viventi. Noi esseri umani non sappiamo più farne parte.

La poesia in questo nuovo scenario diventa una sorta di barricata, ancora immersa nei cicli naturali del tempo. Per scriverla, è necessario concedersi tempo, osservare, ascoltare, scegliere con cura e infine cesellare. Anche la lettura della poesia richiede tempo, è un momento di svuotamento, incontro e relazione. Credo che gli uomini non smetteranno mai di scrivere poesia, poiché essa è parte essenziale dell’essere umano… Chissà, forse proprio questa mia ultima affermazione è una speranza.

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La parola ai poeti. Antonella Sica

Sono stata, come tanti, un’adolescente triste e solitaria. Ricordo che mi sentivo quasi condannata ad essere un’osservatrice silenziosa delle vite degli altri, come il Tonio Kröger di Thomas Mann che ai margini della sala da ballo, nella penombra, osserva i ragazzi e le ragazze “dagli occhi azzurro-acciaio” volteggiare nella loro giovinezza senza pensieri.
Un verso che, in quel capitolo della mia vita, mi ossessionava era la chiusa di Falsetto di Montale: “Ti guardiamo noi, della razza di chi rimane a terra.”
Questa attitudine a osservare, quel vuoto di me, è diventato negli anni la mia più grande ricchezza. Ho lavorato per anni come filmmaker; avvolta nella placenta di una sala di montaggio mi sentivo a mio agio, trascorrevo ore a mettere in relazione fra loro le immagini, a meravigliarmi di quanto potesse mutare il senso del lavoro mutandone la posizione, la durata, il ritmo. Il montaggio, per me, è poesia. Continua a leggere