
Caro Fabrizio,
quanto è difficile la tua domanda!
Non so se letteratura, poesia e arte aspirino a risvegliare la speranza di un presente migliore; personalmente, credo nella loro potenza come energie creative che permettono di vivere una vita piena e consapevole. Questo, per me, non si lega necessariamente alla speranza. Come sosteneva il regista Mario Monicelli, la speranza è una trappola inventata dai padroni: ti fa chinare il capo e ti abbandona in una sala d’attesa ad aspettare. Per cambiare le cose, anche solo nella nostra vita personale, è necessario agire, impegnarsi, esprimersi, esporsi. Scrivere, dipingere, fotografare, girare un film possono essere modi per farlo, ma solo a condizione di esporsi senza tradire il nostro sentire per cercare l’approvazione degli altri
Non so se il nostro tempo sia più privo di senso di quelli che ci hanno preceduto, ma è certo che il progresso, che per sua natura non è etico ma tecnico-scientifico, sta sempre più allontanandoci dalla Natura e dal suo ritmo lento, che continua a esistere per gli altri esseri viventi. Noi esseri umani non sappiamo più farne parte.
La poesia in questo nuovo scenario diventa una sorta di barricata, ancora immersa nei cicli naturali del tempo. Per scriverla, è necessario concedersi tempo, osservare, ascoltare, scegliere con cura e infine cesellare. Anche la lettura della poesia richiede tempo, è un momento di svuotamento, incontro e relazione. Credo che gli uomini non smetteranno mai di scrivere poesia, poiché essa è parte essenziale dell’essere umano… Chissà, forse proprio questa mia ultima affermazione è una speranza.
