Il santuario delle ombre, di Amir Valle

di Riccardo Ferrazzi

Il santuario delle ombre,  di Amir Valle. Traduzione di Giovanni Agnoloni

Realismo sucio (letteralmente: realismo sporco) è la tendenza dominante fra gli autori della diaspora cubana, della quale Amir Valle è forse l’esponente di maggior spicco.

In questo Santuario delle ombre, Valle denuncia le efferatezze a cui giungono i trafficanti di esseri umani che si offrono di trasportare dall’Avana a Miami clandestinamente (e a caro prezzo) i cubani che preferiscono l’inferno capitalista della Florida al paradiso castrista. Ma non solo: dipinge anche la realtà, spesso retriva e conservatrice, di un regime ormai privo del suo caudillo (che lo reggeva a base di propaganda e repressione) e non sa fare altro che proseguire su questa strada anche in mancanza di un capo carismatico.

Va detto che non è semplice seguire lo sviluppo della vicenda: Valle entra nei drammi personali dei personaggi, li rievoca estesamente dando voce, in prima persona, alle vittime, offese, lacerate, distrutte; e si tratta di drammi così sanguinosi che il lettore fatica a staccarsi dai dettagliati lamenti delle vittime per individuare il filo della narrazione. In questo coro di pianti e di morte l’investigatore Alain Bec avvia una indagine che è innanzitutto un grido di disperazione. I personaggi con cui viene in contatto sono, nella visione del realismo sucio, i rappresentanti del vero popolo cubano: sono i boss della malavita che amministrano, come i capimafia, una sorta di giustizia alternativa, oppure i trafficanti di esseri umani, ma anche i genitori dei ragazzi uccisi, le jineteras (prostitute per turisti stranieri), gli omosessuali, i travestiti. Ognuno ha la sua storia, eternamente in contrasto, da un lato col regime machista e repressivo, dall’altro con lo strapotere omicida della malavita. 

Anche per le obbiettive difficoltà di rendere in italiano il disperato soliloquio dei personaggi, va sottolineato l’impegno del traduttore Giovanni Agnoloni, che ha conseguito un risultato di altissimo livello. Non soltanto ha tradotto, ma ha corredato il romanzo di puntualissime note senza le quali il testo risulterebbe ostico e persino incomprensibile a chi non conosce minutamente la storia cubana, il lessico, i modi dire specifici dell’isola. E al di là di tutto questo Agnoloni ha saputo rendere la tensione narrativa, spesso spasmodica (a volte persino eccessiva) dell’originale, padroneggiando da par suo le risorse della nostra lingua. Non per niente Agnoloni è innanzitutto scrittore, e fiorentino.

Amir Valle, Il santuario delle ombre, Golem Editore.

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