
Xene, Filelfo, Aetherios, il Salmista e gli altri…
“…Il sapore arcano dell’antico, il desiderio di salvaguardia per
quanto affidato alle menti e nascosto
nel cuneiforme di un Eufrate del pensiero… tutto a
oriente lì dove s’impastano gli est di mediterranei
lucori…”
Verso quale tonalità mi dirigo nell’atto dello scrivere poesia? Sento la scrittura poetica come atto capace di coinvolge l’intero essere. Essa è in grado di attivare infinite tonalità e miriadi di intensità sensoriali. La sua potenza è nella capacità che ha di risvegliare saperi, immagini, costrutti di pensiero a partire da un progetto che è un sentire in grado di trasformarsi in parola.
“…Giunse la sera. L’odore della terra non disossata
avvolse. Il silenzio coprì. Il tempo rise. Nulla fu
riunito, ancora altro era stato nominato.
Un chiarore ammiccò.
In poesia sono presa da quella potenza capace di rendere creatrice una parola attraverso l’ascolto di pieghe della realtà. Della parola in poesia mi affascinano talune caratteristiche intorno cui poter aprire ricerca all’interno di un dentro della dimensione della conoscenza e del far-si dei processi di umanizzazione. Oggi siamo epocalmente impegnati nell’ascolto delle fratture che s’impongono tra realtà e sentire. I processi di informatizzazione sono sempre più invasivi della sfera umana così come l’abbiamo conosciuta sino a pochi decenni fa. Sono processi la cui accelerazione e la cui essenza mette in scacco linguaggio e sguardo sul mondo, su sé, su ciò che resta della natura, sulla percezione della/e realtà. Nuove topografie e altrettanto nuove cartografie si scontrano con quelle memorie cellulari che la poesia, con il proprio portato di spiritualità, sa mostrarci.
“…Aetherios argomentava la necessità di cogliere i
presenti attraverso gli affondi nel passato e di come
gli affondi fossero abitati dalle lacrime, specchio
visibile dell’invisibile dolore, unguento
d’immedesimazione, magnete capace d’attrarre e
forgiare significati giusto un attimo prima delle rinascite…”
Una caratteristica per me centrale della dimensione legata alla scrittura poetica è quella del tempo. Sospensione del tempo dell’orologio e caduta nel tempo-polline della creazione è nucleo di spiritualità. In un verso dico della melma di plancton come fondo primigenio in cui la possibilità dello scavo consente il riaffiorare di memorie cellulari capaci di riunificare, armonizzare lo scisso, rendere possibili le connessioni che ci tengono all’interno degli spazi evolutivi della specie. Il magmatico presente, nella scrittura poetica, chiede lavoro di lima su ritmo, asciuttezza del verso, musicalità, significato. Nel versificare la dimensione dell’attesa, della pausa, rappresentano alvei all’interno dei quali la spiritualità forgia il proprio essere e la propria presenza.
“Xene, la solitaria, la cappadoce, portò con sé le
pergamene nelle quali aveva vergato i nascondimenti
delle conoscenze attraverso cui, le interpretazioni,
avrebbero potuto dirsi…”
Le forme del dirsi della presenza della spiritualità affondano radice in movimenti precisi. Il movimento della metamorfosi, il movimento del sentire la trascendenza all’interno dell’immanenza, il piano dell’ascolto che genera. Sono movimento precisi che nascono da disciplina. Mai nulla, all’interno della dimensione della spiritualità, nasce da caso. Il fortuito ha a che fare solo con il momento dello svelamento del dato ma il lavorìo di gestazione è dato lungo, carsico, lento. Il doppio della materia che s’affina nella sua stessa capacità di trascendimento è uno dei dati affascinanti del processo verso il raggiungimento della parola che fonda mondo, in spiritualità.
“…Nicodemo prorompeva con l’intento di dimostrare
che pensare non vuol dire esaurire la conoscenza,
toccare la trasparenza. Narrava di come, pensare, sia
atto di confidenza con l’oscurità…”
Molto ancora sarebbe da riflettere sul tema de La poesia e lo spirito. Ciò che è possibile, è registrare -come pennino di sismografo- avvallamenti e picchi provvisori di un movimento che segue l’indicibile e che ha, in ciò, una mai definibile verità. Nel “mai definibile”, si annida la sostanza.
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(1) Tutte le citazioni sono da: Anna Rita Merico, Era un raggio… entrò da Est, Musicaos ed. 2020; pg 75-37-23-74
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Anna Rita Merico è nata a Nola (Napoli).
Ultime sillogi: Era un raggio…entrò da Est, Ed. Musicaos, 2020
Fenomenologia del silenzio. Poesie dal 2004 al 2021, Ed. Musicaos 2022
Se sciolgo il nodo, ed. Musicaos 2023
Pubblicazioni su riviste e blog online: Spagine, Juncturae, Interzona News, LucaniArt, Di sesta e di settima grandezza, Versante Ripido, Gli amanti dei Libri, Circolo letterario Vento Adriatico, Neobar, Cultura salentina con testi su poesia greca contemporanea ed autori salentini contemporanei. Saggi e note di lettura sul blog della Casa Editrice Musicaos.
Pubblicazioni su riviste cartacee: Metaphorein (Ephesto ed.), Il sarto di ULM, Immaginazione (Manni ed. Lecce); Gradiva Olschki ed., Il sogno di Orez.
Presente in blog di poesia: Poeti oggi, Versante Ripido, Osservatorio Poetico Salentino, Il Giardino dei poeti, Neobar, LucaniArt magazine.
Collabora con Macabor ed.
E’ nella redazione di “Le Parole di Fedro” e “Circolo letterario Vento Adriatico”.
Membro della Comunità poetica “Versipelle”.
