
Eccomi [1Sam3, 3-10]
“Eccomi”, è la risposta di Samuele.
Ecco-mi. È il modo di situarsi. Sono qui.
Nella Scrittura, sempre il situarsi è risposta ad una interpellanza. È a partire da questa che si rende possibile la risposta. Eccomi. Sono qui. E il qui è lo spazio fra domanda e risposta, fra un chi che chiama e un chi che risponde. In questo spazio trova consistenza l’Io del chiamato. Eccomi non è solo un proclama di disponibilità, è una affermazione di sé come essere in relazione. Eccomi vuol dire che Io sono Io a partire dalla mia risposta a qualcuno che chiama e chiama me. Questa relazione determina non solo i due soggetti ( il chiamante e il chiamato) ma anche la concretezza dello spazio fisico in cui collocarsi. Eccomi è la rilevazione che Io sono Io e che Io sono qui. Sentirsi chiamare è sempre un sentirsi nominare. Chi chiama chiama per nome. È a me che si rivolge. Proprio a me. Adamo nel giardino dell’Eden, Samuele nel buio della notte, Maria Maddalena nel giardino della nuova creazione, Simone a cui addirittura viene dato un nome nuovo. La mia vita si rivela in obbedienza ad una interpellanza. L’altro è il principio di realtà a partire dal quale esisto.
Da qui, l’autenticità della vita di ognuno risiede nella capacità di ascolto della parola dell’ altro. E non sarà parola vana, non sarà chiacchiera portata dal vento, sarà, invece, concretezza di fecondità tutta racchiusa in quell’ Eccomi che può cambiare la mia storia

Ho “ascoltato” con molta attenzione questa ‘omelia’,volendo dare “una voce” a ciò che leggevo;
Ti conosco solo qui carissimo Lucio,e mi piacciono queste spiegazioni dei testi delle Scritture, che mi tengono sullo stesso “binario” del percorso che seguo,da quando l’ho conosciuto,indicatomi dal nostro caro don Fabrizio.
Oggi,non so come sia,ma mi è sembrato, dando appunto una voce al testo, di sentire,come quando l’ho ascoltato su vecchi post “YouTube”(perché non l’ho conosciuto di persona, purtoppo)
una omelia di don Mario!…
Ho trovato in questo scritto, parole,frasi,ed argomenti, quel suo modo di proporre la lettura,nella musicalità
nelle espressioni, evidenziando in quei contenuti, in quei concettii la “ricchezza”,il valore da quella omiletica che riuscivo a percepire in quelle sue (di don Mario) omelie per l’appunto trovando proprio una perfetta “affinità” di linguaggio.
Grazie Lucio,buon tutto.
(Perdona se potessi aver, secondo il tuo modo di vedere, toccato un argomento delicato o troppo personale!) .Domanderò a Fabrizio se “potrebbe corrispondere” alla realtà questa mi impressione!
Eccomi!!!
sentirsi chiamati ci interpella sempre in n modo o in un altro. chi ci chiama ha sempre o quasi bisogno di noi di qualcosa che possiamo dare o fare, rispondere è sempre complicato o difficile , rare volte si è contenti di essere chiamati , quasi sempre ci viene da pensare ” e adesso questo che vuole…” in una vita quotidiana in cui siamo affaccendati , stanchi o occupati in qualcosa di piacevole sentirsi chiamati sconvolge i nostri piani. Tutto sta a capire da dove viene questa voce da dentro o fuori di me, se da fuori mi potrebbe dare fastidio, da dentro di me ancora di più: immediatamente penso “Oh Dio ancora ..e ancora .. che vuoi da me… come posso sostenere una tua richiesta, oggi non ce la faccio a sentirTi parlare…..ma se solo provassi , si solo provassi ad ascoltarti ..a fermarmi , a darti un po’ di spazio in questo cuore così affogato , allora forse capirei che non vuoi proprio nulla da me, che non mi chiami perchè mi vuoi rimproverare o farmi ancora riflettere sul senso della vita, ma vuoi solo farmi sapere che mi sei vicino, che sei accanto a me in questa storia non voluta ma accettata, e allora la tua voce , la tua chiamata diventa desiderata e amata , sollievo e vigore, forza che mi fa rispondere ECCOMI con gioia e gratitudine, Grazie Signore perchè non ti dimentichi di chiamarmi, grazie Signore perché il mio ECCOMI non è più paura o timore