Dare la parola ai poeti
Poeti animali parlanti
sciagurano in bellezza versi
profumati – nessuno li legge,
nessuno li ascolta. Gridano
nel deserto la loro legge di gravità.
Dario Bellezza
«Dare la parola ai poeti è come darla ai vagabondi, ai santi, ai profeti, ai pazzi, ai fragili, ai dissidenti, ai santi». Me lo disse un anziano poeta del Nord Italia, di cui adesso non ricordo più il nome, tempo fa, in una stazione ferroviaria desolata, fuori una nebbia fitta.
Più recentemente, mi è capitato di scrivere un testo, Dello scrivere di me stesso e dei poeti:
I poeti feriscono e sono feriti, quindi sono in pericolo. Essi sono chiamati
alla salvezza solo quando fanno poesia. La poesia in fondo non esiste,
esistono solo i poeti: quindi salviamo i poeti. Ma da chi e da che cosa?
Ancora non so da chi… o da che cosa. Ma a ragione, William Blake diceva che «eterno corpo dell’uomo è l’immaginazione», e poeta è chi si eterna attraverso la propria immaginazione. Anche a me, sin da bambino, compagna e sorella, di cui ne ho amorosamente coltivato la radice. Perché radice delle cose è l’immaginazione.
Quanto a dire della motivazione che ha spinto, sostenuto il mio ultimo lavoro, La radice delle cose, per Mimesis Edizioni; una raccolta di interviste, recuperate durante la pandemia, per le cure di Rosaria Ragni Licinio: interviste che il tempo – un quarto di secolo circa – aveva disseminato portando alla luce un libro collettivo, opera di testi di amici e di estimatori della mia ricerca artistica.
Ricerca sofferta, certo, nel tumulto della vita vissuta e in direzione di una chiarità celeste, anche in senso confessionale: penso alle Mistiche, un ciclo di opere che ho molto a cuore. Ricerca da viator, di un pellegrino, anzitutto, dentro il pensiero, la propria immaginazione. Per scoprire la bellezza del Volto del Salvatore, grazia dell’oggi e bussola dei giorni a venire.



Bravissimo contro molte scuole di pensiero poetico nel ridicolo loro dove le biografie nn fanno testo semmai il testo si rimanda a sé medesimo… Grazie dell’indicazione editoriale di spessore a cui ci possiamo riferire.