Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro


Si mise a servirli
(le preposizioni della Libertà)

[Mc 1,29-39]

 

?Durante la pandemia da COVID, abbiamo toccato con mano quanto fosse importante la sensazione di libertà deturpata che si stava percependo intorno a noi e, in qualche modo, dentro di noi.

Sembrava come se, fino a quel momento, non ci avessimo fatto caso, ma, tutto insieme, ci apparve  lo spettro della malattia incurabile. Non era solo un’ ipotesi, si trattava di una vera e propria espropriazione di sé. La minaccia della malattia minava i rapporti amicali e perfino quelli familiari.

L’altro non era più un compagno di strada, ma un pericolo che minacciava la mia incolumità.

La LIBERTA’ era sbandierata da ogni parte, anche a scopi non proprio chiari. In poche parole, la malattia non minava solo il nostro stato di salute, ma diventava un paradigma dell’esistenza, che veniva minacciato e stravolto.

Nel brano di Marco, si presenta, quasi sommessamente l’episodio della malattia (e della guarigione) della suocera di Pietro.  Era a letto con la febbre. È una condizione nota, quella di stare a letto con la febbre. Si perdono alcune facoltà che consideriamo “normali” e ci sentiamo defraudati di un diritto che riassumiamo sinteticamente con libertà.

La malattia riduce o annienta la libertà del singolo, ma anche di una comunità, sia per le ricadute che la salute di ognuno ha sulla collettività, sia per il coinvolgimento diretto della comunità intera.

La guarigione si pone come il ripristino delle facoltà caratterizzanti il nostro essere liberi.

La prima percezione di questa libertà è di essere stati liberati da qualcosa che era percepito come impedimento. Si tratta, dunque, di una Libertà-da  qualcosa o da qualcuno. Possiamo dire che questo è il primo livello di libertà. Avevamo delle catene che ora sono cadute. Basta? Per qualcuno potrebbe essere sufficiente, ma a che cosa servirebbe essere “liberida” se non fossimo anche liberi-di? A che cosa servirebbe essere liberi da catene se continuassi a non muovermi? La Libertà-da  diventa Libertà-di. È un secondo livello di Libertà, quello che ci permette di essere attivi, operanti nella Storia e nelle storie di ognuno. È il sapore della Libertà , la sua fecondità.

Nel Vangelo di Marco, sembra volersi prospettare un terzo livello di Libertà. La suocera di Pietro, malata, una volta guarita, si mette a servire. Non era sufficiente essere libera dalla malattia; non era sufficiente essere libera di alzarsi dal letto. Era necessario dare un senso a tutto questo, mettere a frutto lo stato di donna libera che era stato riconquistato.

Si mise a servirli indica il terzo livello di Libertà: la Libertà-per.

Non basta lasciar cadere le catene, non basta decidere di muoversi: è necessario che tutto questo abbia una direzione, un senso. E il senso, la direzione della Libertà è l’altro, nella sua intera concretezza. È tutto in quel servizio che si trova il senso della libertà. Come la malattia aveva avuto una ricaduta “sociale”, così la guarigione, come libertà-per ha una estensione che riguarda tutto l’ambiente esistenziale (familiare, amicale, gruppi di relazione) del singolo.

Non ha senso una libertà vissuta in senso individualistico (“faccio quel che mi pare”), non ha senso affermare che la “mia libertà finisce dove comuncia quella degli altri”. Qui si afferma che io non sarò mai libero senza gli altri, che proprio questi “altri” sono il termine verso cui si indirizza e da cui si definisce il mio essere libero.

Siamo all’ultimo e più completo livello di libertà: la Libertà-con.

È questo il termine ultimo a cui tendere.  Il mio essere libero ( sano, guarito, pronto alla lotta dell’esistenza, economicamente dotato) è nulla se la mia libertà non diventa capacità di comunione. Essere compagni di strada. Qui si gioca la statura adulta dell’uomo libero.

E l’uomo libero, come scriveva Baudelaire, “cercherà sempre il mare”.

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Un pensiero su “Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

  1. giuliana rocchi

    dare un senso alla libertà e nello stesso tempo cercarla e trovarla è dare significato a tutto il nostro modo di essere , è un messaggio per me nuovo e bello ….essere liberi-con , sicuramente anche la suocera di Pietro avrà trovato il senso della sua vita dopo la guarigione…si mise a servire non ha indugiato un istante, la guarigione e il servizio sembrano essere un tutt’uno. E’ un invito? sicuramente fa molto riflettere

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