La parola ai poeti. Stefano Bottero

(John Cheever)
che sia la convalescenza o l’alcol o le luci di questa
stanza, il suo isolamento, il calore dei suoi
termosifoni, mi sembra –

la poesia come voce di animali investiti.

movimento egressivo del respiro, ultimo – in cui convergono in maniera paradossale l’essere definitivo e, ancora, seriale. tutto questo significa fondare l’atto estetico come un gesto ritmico, rimico, del tutto simile alla dipendenza eppure dato una volta soltanto. unico gesto – libero dall’essere «persona», dall’avere un peso, traiettoria, modo di camminare.
significato che accade nel corpo, che si «attesta» dentro come l’idea che il gas sia rimasto aperto, quando già la metropolitana è nel punto in cui la rete non prende e il buio intorno spalanca il vuoto mentale.

non sto parlando di ascesa. una distanza che si abbrevia – venire meno, qui, delle dita, verso il nero. latrato che si spegne dopo l’incidente –

dopo, ricordo.

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