La parola ai poeti. Anna Maria Farabbi

La poesia, per me, è biologicamente radicale: scaraventa la nostra esistenza fisica, psichica, spirituale, creativa, all’origine, cioè prima del nostro io, prima della nostra singolarità biografica, nel passato ancestrale primitivo, proprio del canto, nell’oralità preistorica. Atterro sul foglio con in mano una penna o una matita o un tasto del pc ma sono in connessione con quel buio materico e con il divenire di me. 

La poesia è radicata dentro il mio corpo perché mi declina dal palmo dei piedi alla fontanella cranica, mi impone un processo di auscultazione del profondo (mi riferisco a quel buio prima citato), del mio profondo, del ritmo cardiaco che mi sonorizza quotidianamente nell’oscillazione pendolare del respiro. 

Già in questa estrema sintesi, spalanco il significato dell’esperienza della poesia per me. Ben al di là del mondo letterario con tutte le sue giostre luccicanti e le relative posizioni di mercato. L’atto della scrittura è un ponte di transito il cui attraversamento è esperienza. 

Nella mia vita ho intensificato vertiginosamente tutto questo, entrando con approccio poetico tra gli ultimi, come li definisce aldo capitini, gli irrecuperabili: sordi, ciechi, carcerati fine pena mai, ospiti di casa di cura, tossicodipendenti, persone con grave handicap psichico, persone affette da disturbi alimentari, malati oncologici.

Cantare è esperire. Ricevere e ridistribuire. 

Un pensiero su “La parola ai poeti. Anna Maria Farabbi

  1. Giorgio stella

    Gentile Anna Maria Farabbi come scrissi all’instancabile curatore di questo cantiere se non si lascia un commento è inutile quindi ci tengo a evidenziare che rimane tale. Di lei lessi due libri pubblicati da un editore che pubblicò pure me. Mi ricordo, fu la prima di quella catena di montaggio, che invece dei suoi versi mi innamorai dei versi suoi. Pur se banale la sua proporzione relativa negli stessi sono gli stessi elementi espressi in quanto tali a sé medesimi… La stretta della sua chiusa in questa sede mi vede protagonista… Non mi vergogno. Sono come loro e nessuno di loro. Non capisco però il passaggio ‘biologico’ che la trascina ad una conseguenza irremediabile: quella di prima.

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