È sempre complicato per me dire della poesia, prima di ogni altra cosa per la lunga discussione sull’argomento che mi precede e che mi seguirà, ma soprattutto perché parliamo di trasformazione. Nel mio profilo in Alma Poesia dichiaro: «Quando mi chiedono cosa sia la poesia penso all’istante alla musica, all’azione, alla libertà e concludo che la poesia sia per me un atto di Resistenza. Ma dubito presto, mi ripeto che non riuscirò mai ad afferrarne interamente il significato e ne sono sollevata. La totale comprensione di un evento ne determina l’esaurimento e si spera sempre che i grandi amori siano interminabili. Perché l’amore non soddisfa desideri, li crea, come la Poesia». Lo scrivevo nel 2019 e mi riconosco ancora in queste parole anche se, oggi, dopo qualche anno so bene che il principio della mia scrittura sta tutto nella mancanza d’Amore. Scriveva Bertolucci: «Assenza,/ più acuta presenza». Sono stata una bambina cresciuta in assenza d’Amore e ho trascorso tutto il tempo dopo la mia nascita a cercare di capire di che si trattasse. Il mio vivere si è tradotto nel tentativo di imparare un affetto, un sentimento che non avevo appreso per imitazione o esempio. La scrittura è arrivata in soccorso, così come la musica e non esiste confine per me tra la parola e il suono. La poesia è, nella mia vita, il mezzo che trasforma l’amore in azione tramite le parole, è il suono che mi permette di conoscere l’Amore, attraverso le vibrazioni mi lascia esperire ciò che non sapevo e ora intra-vedo. Molto è cambiato da quando ero piccola, sono stata il minatore suggerito da Caproni, sono calata fino al buio profondo delle «gallerie dell’anima» ma sempre con l’intento di risalire a sciogliere i nodi in luce. Resistenza l’ho scritta qualche anno prima del 2019, eppure rimane la poesia che più mi somiglia, che più si avvicina al nucleo del mio dire, e questo nucleo si trasferisce anche nella mia produzione narrativa.
(Resistenza)
La libertà – mi dissero – è nella disubbidienza:
cominciai ad amare, non feci altro che amare:
intendevo solo amare: divenne un atto di resistenza:
amare poiché siamo tutti dedicati alla morte.
La libertà – dissero- è nei presentimenti:
nessun oceano se non conosci il mare:
non crederti foglia se non sei figlio del ramo,
i fiumi risalgono ai ghiacciai, l’inverno precede
la brina, la luna bianca regge il buio:
– e sbraitarono – menti!
Trasgredisci, ama, impara, sovverti
la schiavitù amara: non segnare confini
ai cieli celesti, non siamo che l’inverso
di niente, corpi esposti alla morte – dissero –
terra, acqua, impasto, inesauribile vanagloria.
Che grande trasgressione volersi bene:
non sopravvivremo al tempo né il tempo
sarà clemente con gli uomini superbi:
creduloni pianificatori di futuro invisibile:
catalogatori di nuvole: elusiva ricchezza dei cieli.
La libertà – mi dissero – è disubbidienza:
amai, non feci altro che amare: solo amare:
unico atto di resistenza: amare poiché siamo
tutti, irrimediabilmente, dedicati alla morte.
*
Credo e vivo la Parola come Azione e in questo m’intendo libera. La poesia è resistenza perché difende la libertà d’espressione, è uno stato di veggenza, a questa epifania i poeti sono sottomessi. Potremmo quindi, erroneamente, credere che non siano liberi, ma la loro libertà risiede interamente nella Parola accolta e poi restituita.
Nota
Alessia Bronico (Atri, 1981). Vive tra la Lombardia e l’Abruzzo luogo delle sue origini. Ha pubblicato in poesia L’abito della Felicità (LietoColle, 2016), Un dio Giallo (LietoColle, 2018), Amore a posteriori. Canto a voce sola (Ensemble, 2021) è inserita in Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea n. 5 (Raffaelli Editore, 2017). Splendora (Brioschi, 2022) è il suo primo romanzo, vincitore del “Premio Internazionale di Letteratura Città Como”.



La resistenza come sigla post-mortem è una cifra araldica uno spessore a un amore certamente cercato ma retroattivo nello spessore che lo conferma tale. In effetti non penso possa esistere una età della resistenza affermata come maturità. Chi disse ‘mi dissero’? Ad esempio… La poesia è splendida ma non brilla di luce propria esattamente come chi la scrive vorrebbe per sempre fosse milite-ignota.