Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. La Bellezza 3

Duemila. La tribù delle storie

La Bellezza 3.   Fuori e dentro

  Un pennarello traccia consecutivamente dal basso in alto piccoli segmenti rettilinei. No, in realtà i segmenti, rossi, separati da uno spazio altrettanto piccolo, procedono dall’alto in basso; e procedono in uno spazio che separa due corpi, due manichini. No, non sono manichini perché una mano si contrae, sembra un fremito nervoso. Appare un volto di donna, scultoreo, ed un pennarello traccia altri piccoli segni, a delimitare due seni ben torniti. Di plastica? Può darsi, a giudicare dai torsi femminili posti in fila, ciascuno nella propria scatola. Altri volti, algidi, immobili, ma ecco che due orbite si spalancano rivelando occhi celesti, egualmente algidi. Ed ora uno sfondo, palazzi, palme, in primo piano sempre un corpo; la lenta carrellata si conclude con un nuovo volto plastificato sul cui collo risalgono, dal basso verso il mento, i piccoli segni rettilinei. 

   È già tutto nella sigla, patinata quanto allusiva, carica di una tensione che la geometria dei segni tracciati, la neutralità dei corpi/manichini non fa che accrescere, il senso di Nip/Tuck, la serie televisiva statunitense ideata da Ryan Murphy. È tutto nella sigla, visto che i protagonisti veri della serie – che ha totalizzato un numero tondo di puntate, 100, lungo l’arco di sei stagioni – di là dai personaggi messi in campo, ovvero due chirurghi estetici nonché la fila ininterrotta dei loro pazienti, sono proprio quei corpi che divengono umani manichini, corpi entro cui affondano i bisturi, entro cui sono innestate le protesi, corpi che sprizzano sangue e si trasformano sotto i nostri occhi, una metamorfosi pagata a caro prezzo da coloro che confidano nelle funzioni restauratrici, rinnovatrici (magiche?) della chirurgia ed a lei, incarnata dai due demiurghi, esseri fragili almeno quanto loro, affidano il proprio destino. Non ci sono limiti alle richieste dei pazienti e soprattutto non ci sono limiti alle motivazioni addotte: chi vuol cambiare aspetto per coltivare con maggior accanimento, con ulteriori possibilità di riuscita gli irrinunciabili vizi; chi ritiene, dopo una vincita enorme alla lotteria, di doversi costruire un corpo degno dei soldi sopravvenuti; due gemelle, stufe di essere indistinguibili, decidono di differenziarsi mettendosi entrambe, tranquillamente, sotto i ferri; un uomo dalla personalità multipla chiede un intervento specifico per una sola delle sue personalità; una modella, sedotta dal chirurgo libertino e da lui giudicata molto carina, ribatte decisa: “Io non voglio essere carina. Aspiro a qualcosa di meglio: voglio essere perfetta”, e profondendo tutta la sua sensualità convince il chirurgo ad operarla. 

   Malgrado i risvolti sorprendenti e ben calibrati della trama, che oscilla tra i desideri complicati, spesso assurdi dei pazienti ed i problemi personali dei chirurghi (uno noioso e coscienzioso, con famiglia; l’altro senza legami e disinvolto ma, come il suo collega, comunque inappagato), ciò che davvero suscita interesse, quel che rimane impresso, sono sempre i corpi. Corpi inermi che tutto subiscono pur di essere all’altezza dei propri ideali indotti, corpi che divengono l’unico veicolo, l’unico strumento capace di produrre bellezza. La superficie giunge a rappresentare l’assoluto: certo, un assoluto non definitivo in quanto manipolabile, sottoposto ad eventuali continue correzioni. Di bellezza interiore nemmeno si discute, non è tra gli articoli in commercio; la stessa psicologia, praticata da persone furbe o incompetenti, è al servizio di ciò che conviene, di ciò che serve per arrivare al successo, possibilmente in tempi brevi. Da ultimo trionfa la Bellezza, indubbiamente, ma è quella descritta in 30 secondi, con ironica eleganza, con raggelante stilizzazione, nella sigla; ed è un trionfo amaro, che non giustifica il sacrificio dei corpi. Perché resta sostanzialmente inevasa, elusa, o addirittura non capita nelle sue conseguenze la domanda principale, quella che in apertura del primo episodio il chirurgo coscienzioso, con atteggiamento accomodante, con un sorriso comprensivo, pone al futuro paziente: “Mi dica cosa non le piace di sé stesso”. 

 

Ryan Murphy, Nip/tuck, in onda su Italia Uno dal 2004 al 2007 e su Mya dal 2008 al 2011.

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Un pensiero su “Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. La Bellezza 3

  1. S&R

    La superficie giunge a rappresentare l’assoluto

    Osservazione acutissima. La perdita dell’anima ha un prezzo, ed è proprio questo.
    L’anelito all’assoluto imprigionato nell’orizzonte limitato del qui e ora produce mostri.

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