Donbass, di Alida Airaghi

Babuska aspettava guardava
dai vetri il cortile bagnato
la sua bicicletta
appoggiata alla rete
appena finito l’inverno
avrebbe piantato
cipolle carote
nell’orto
invece così non poteva
Natasha
le aveva spiegato
del treno del viaggio
lontano
un poco aveva studiato
sua nuora
capiva la storia
e si era arrabbiata
prepara la roba
ma poca
la sporta più grande
e dentro le scarpe
le calze pesanti
mutande di lana
maglioni berretti
stai pronta a partire
il pane lo posso portare
due mele biscotti
se mi viene fame
ci fanno mangiare
sul camion sul treno
staremo sedute
per ore giornate
almeno la zuppa di rape
che scalda la gola
due tazze ciascuna
e poi ce ne andiamo
ma dove
la nuora nervosa
non sa non risponde
soltanto comanda
le imposte le porte
serrarle
sprangare il pollaio
e no le galline
non serve babuska
legarle alla gabbia
qualcuno verrà
per spolparle
amici nemici
vicini sfollati
chi sono chiedeva
i soldati
tu zitta non devi parlare
ti tengo vicina
ma taci
ascoltano tutto
non puoi lamentarti
con loro
Pavlina mi lecca la mano
si accuccia ai miei piedi
non vuole staccarsi
tesoro
io non ti abbandono
piuttosto non parto
Natasha mi sgrida
un cane
non è una persona
e piange di rabbia paura
lo so che le manca
lo sposo mio figlio
mi giura
che lo rivedremo
andiamo babuska
ci sono le guardie lì fuori
nascondo Pavlina
sotto il pastrano
nessuno si accorge
non occupa posto
sul treno
ci stanno chiamando
li senti
dobbiamo ubbidire
uscire giù in fretta
ma muore
da sola
si ammala ti prego
non vedi che trema
guaisce capisce
c’è il camion già pieno
di gente
se non ci sbrighiamo
ci fanno arrestare
le segno la croce
sul muso
la bacio sugli occhi
proteggila tu
che sei buono
dall’alto dei cieli
proteggi
la mia cagnolina.

Da Quanto di storia, Marco Saya edizioni. Milano 2023

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