Lo stato dell’arte. Fernando Della Posta

Forse in controtendenza con il parere di molti, credo che lo stato dell’arte sia buono. 
Viviamo in un’epoca fortunata, un’epoca di benessere e di conoscenza diffusi, in cui si vive molto più a lungo, quasi una volta e mezza in più rispetto anche alle nostre generazioni immediatamente precedenti. Un’epoca che ha ereditato tutta una serie di conquiste tecnologiche e sociopolitiche mirate alla pacifica convivenza di tutti sul pianeta e con il pianeta.
Uno stato dell’arte a buon punto ma che, però, non esclude assolutamente il fatto che non sia continuamente in pericolo e nemmeno che tutte le sue potenzialità siano state pienamente sfruttate. Sarebbe alquanto stupido, inoltre, non rendersi conto che tutte queste ricchezze non sono ancora per niente alla portata di tutti nel mondo.
L’allerta e la tensione volta al continuo miglioramento, quindi, non devono mai cessare. 

Ogni giorno, infatti, tutte le conquiste tecnologiche e sociopolitiche che hanno permesso il raggiungimento di questo stato di cose sono messe in discussione sia per l’opera di nemici le cui influenze – come descriverle? – ci ripiombano addosso dall’alto, e parlo in special modo di quei regimi ancora animati da pensieri unici fanatici e oscurantisti, sia per una sorta di logorio “interno” dovuto a malcontenti legati a tutti quegli inciampi inevitabili che possono accadere nella vita quotidiana di chiunque, malcontenti che possono far perdere fiducia nelle conquiste sociopolitiche di cui sopra ai cittadini di quei paesi che le hanno fatte proprie nei loro ordinamenti.
Istituti come la democrazia, la separazione dei poteri, la laicità dello stato, lo stato di diritto e la fornitura pubblica di educazione e di assistenza sanitaria sono continuamente minacciati sia da chi li disprezza in nome di superficiali quanto dannose semplificazioni, sia da chi non riesce a mettere in primo piano il rispetto delle persone in relazione alla globalità della loro fisicità e delle loro inclinazioni naturali e identitarie.
Natura e cultura, due stelle polari da tenere sempre a mente nella considerazione di ogni singolo individuo nella sua identità peculiare ma che, a loro volta, e in special modo le culture, vanno riformate laddove si fanno portatrici di comportamenti discriminatori e di censura, anche proprio perché nella realtà quotidiana persino questi modelli collettivi di appartenenza restano con un piede nella sfera delle idee, non coincidendo comunque mai alla perfezione con l’identità “microcosmica” di ognuno.
Faccio un esempio per tutti, afferente ancora alla vita quotidiana proprio perché, secondo me, sempre di vita quotidiana di tratta: sono contenuti culturali dannosi sia quelli che portano alcuni regimi religiosi a obbligare per legge le donne a portare il velo sia quelli che portano gli stati laici a obbligarle a toglierlo, a mio avviso si tratta dello stesso identico errore.
Questo, ovviamente, sempre tenendo conto della dignità della persona, ovvero, per intenderci, un velo sui capelli non sarà mai un burka, “indumento” che costituisce una vera e propria infamia il cui utilizzo va vietato non solo perché lesivo in massimo grado del decoro e della sanità personale di chiunque lo porti ma anche per chiari motivi sanitari e di sicurezza collettivi, collettività che va considerata con massima cura al pari della sfera personale.
La poesia, del resto come tutta l’arte e come in qualsiasi altra epoca, ha sempre qualcosa da dire in merito, sia in modo esplicito che implicito, ovvero, sia quando il messaggio dell’opera d’arte è diretto esplicitamente verso la sfera sociopolitica sia quando non lo è.
In merito a questo, sono d’accordo con tutti quegli studiosi per i quali l’arte, e quindi anche la poesia, si basi su una delle capacità umane con le più straordinarie potenzialità, una capacità forse peculiare solo della specie umana, una capacità che insieme a tante altre ha accompagnato l’uomo nella sua storia contribuendo in modo decisivo al miglioramento delle sue condizioni di vita, intese sia in senso personale che collettivo. Sto parlando, ovviamente, della rappresentazione.
Ogni rappresentazione è infatti un mezzo di conoscenza, ogni rappresentazione costituisce una messa a fuoco diversa sulla realtà e tutto l’insieme delle rappresentazioni artistiche che l’uomo produce ogni giorno, anche quelle più schiette e spietate del male, ci fornisce una quantità praticamente infinita di punti di vista utili a indagare sia gli oggetti rappresentati sia noi stessi.
Uno dei grandi pregi della rappresentazione, infatti, è la possibilità che dà all’uomo di potersi guardare dal “di fuori” e quindi di capire, osservandosi rappresentato quando fa il male, di esserne responsabile e quindi di correggersi.
Allo stesso modo, un’opera d’arte meravigliosa, capace di colpire gli spettatori in massimo grado per la sua particolare bellezza, migliora lo sguardo dell’uomo su se stesso rendendolo più incline all’impegno a migliorarsi sempre più nei propri comportamenti in relazione ai valori positivi.
Questi, ovviamente, sono solo alcuni degli aspetti ma per me costituiscono degli esempi emblematici di come l’arte abbia potuto influenzare in modo positivo il cammino dell’uomo sulla Terra e di come continua a farlo.
Pertanto, la mia risposta alla domanda sulla possibilità della poesia, dell’arte e della letteratura, di risvegliare la speranza in un presente migliore è senza dubbio affermativa.
Sicuramente non si tratta di cambiamenti che hanno luogo dall’oggi al domani ma di cambiamenti che, pian piano, gradualmente, nei secoli, si impongono nelle culture.
Faccio un esempio su tutti: se nel Medioevo la violenza era pane quotidiano e venivi ammazzato per strada come se niente fosse e la tua famiglia si sentiva obbligata da costumi radicati alla vendetta pari e contraria, oggi, almeno in Occidente, usare violenza su una persona qualsiasi è rimasto costume di pochissimi individui, tutti stigmatizzati e inquadrati giustamente a livello sociale in categorie disprezzabili quali, ad esempio, i criminali e i mafiosi.
Penso, perciò, che non dobbiamo perdere la speranza e, insieme a essa, non dobbiamo dimenticare mai le conquiste sociali e politiche ottenute dagli uomini di buona volontà prima di noi. Non dimenticarle mai onorandole ogni giorno con le nostre azioni quotidiane, arte compresa, arte su cui mai e poi mai dobbiamo dubitare in merito alla sua funzione culturale positiva.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *