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Lo stato dell’arte. Fernando Della Posta

Forse in controtendenza con il parere di molti, credo che lo stato dell’arte sia buono. 
Viviamo in un’epoca fortunata, un’epoca di benessere e di conoscenza diffusi, in cui si vive molto più a lungo, quasi una volta e mezza in più rispetto anche alle nostre generazioni immediatamente precedenti. Un’epoca che ha ereditato tutta una serie di conquiste tecnologiche e sociopolitiche mirate alla pacifica convivenza di tutti sul pianeta e con il pianeta.
Uno stato dell’arte a buon punto ma che, però, non esclude assolutamente il fatto che non sia continuamente in pericolo e nemmeno che tutte le sue potenzialità siano state pienamente sfruttate. Sarebbe alquanto stupido, inoltre, non rendersi conto che tutte queste ricchezze non sono ancora per niente alla portata di tutti nel mondo.
L’allerta e la tensione volta al continuo miglioramento, quindi, non devono mai cessare.  Continua a leggere

La Versione di Giuseppe – Poeti per don Tonino Bello

In tempi di oblio, di disconoscimento e di distrazione (come del resto in qualunque tempo), ricordare, bene, è un atto di responsabilità e di amore; tanto più le cose buone, che si danno sempre per scontate, compiute da chi è in vita e da chi ha ormai concluso la sua esistenza, come in questo caso. Le parole che ricordano si fanno foglie, calda coperta su l’uomo che non è più. Ricordare è un po’ trattenere la morte, sfidarla, contendere un corpo, un’anima e il suo vissuto per serbarli e trasmetterli fino alla dispersione della voce, di generazione in generazione. Qui, l’uomo che si vuole ricordare, don Tonino Bello, che molto ha fatto, detto e scritto, lo si è voluto appunto coprire con calde foglie; queste belle poesie (scritte da 21 poeti da tutta Italia ispirandosi a La carezza di Dio – Lettera a Giuseppe  -Edizioni La Meridiana, Molfetta, 1997 -, testo in cui don Tonino immagina di dialogare con Giuseppe mentre lavora nella sua bottega) sono appunto foglie cadute lente su un uomo speciale, per una coperta che scaldi la memoria ma senza “coprirlo”; un omaggio, dunque, l’amorevole ostensione d’una esistenza esemplare. gn

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