

Credo di aver scritto sempre poesie, anche se è solo dal 2005, anno in cui è nata mia figlia Sophia, che è diventata una pratica abituale. Con la nascita di Sophia mi sono ritrovato ad avere meno tempo per quelli che sono i miei maggiori interessi, il cinema e il teatro, ed ho così scoperto che forme brevi come la poesia ben si confanno all’essere genitore. Mi sono ritrovato a leggere una cerchia sempre più cara di poeti – Yeats, Thomas, Campana, Vallejo, Bodini, Alberti, Pasolini, Dolci, Gelman, Bishop, Strand, Ondatje – e a scrivere versi su ogni pezzo di carta a portata di mano. Ne ho fatto la mia ”officina”, come mi piace definirla, che mi dà la possibilità di staccarmi dal quotidiano per reinventarlo, cercare parole e immagini come coordinate di un viaggio sempre nuovo.
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La barba d’oro di Godot, di Augusto Benemeglio
Conosciuto anche con il nome d’arte di Augusto Buono Libero, Augusto Benemeglio nasce a San Buono (Chieti) il 22 agosto 1943. Presto orfano di madre, vivrà a Roma con la nonna paterna mentre il padre, e a cui dedicherà il poemetto Ultimo tramonto in Sudafrica (2008), si trasferisce in Sudafrica. Si arruola in Marina e nel 1977 sbarca in quella che sarà la sua terra elettiva, il Salento, a Gallipoli, città di molti dei suoi libri, come il romanzo L’isola e il leone (1984) e la favola L’isola della luce (1992), oltre che di lavori teatrali come La Santina di Gallipoli (1994). Continua a leggere
Abele LONGO – Reversibilità. Con nota critica di Narda Fattori
ABELE LONGO
Reversibilità
Edizioni ATd’ O – Neobar
I libri si scrivono perché siano letti e vogliono rappresentare uno spaccato del sentire personale in un tempo, in un luogo. Ma la scrittura, Cassandra inascoltata, è multiforme, inafferrabile, sgusciante : fra le dita restano solo frammenti del lungo discorso che la agita; la poesia soprattutto gode di questo statuto di ambiguità, di spregiudicatezza, di salvataggio all’ultimo istante prima della caduta delle lettere sul foglio… e di reversibilità.
La buona poesia, dunque, è un concentrato semantico, talvolta ossimorico, ha visioni nette da analisi al microscopio e altre che trasvolano senza confini territori estremi, mai estranei, però.
La reversibilità nasce dalla capacità di farci intendere il senso celato, contrapposto , forse solo immaginato, come la faccia oscura della luna. Continua a leggere
La Versione di Giuseppe – Poeti per don Tonino Bello
In tempi di oblio, di disconoscimento e di distrazione (come del resto in qualunque tempo), ricordare, bene, è un atto di responsabilità e di amore; tanto più le cose buone, che si danno sempre per scontate, compiute da chi è in vita e da chi ha ormai concluso la sua esistenza, come in questo caso. Le parole che ricordano si fanno foglie, calda coperta su l’uomo che non è più. Ricordare è un po’ trattenere la morte, sfidarla, contendere un corpo, un’anima e il suo vissuto per serbarli e trasmetterli fino alla dispersione della voce, di generazione in generazione. Qui, l’uomo che si vuole ricordare, don Tonino Bello, che molto ha fatto, detto e scritto, lo si è voluto appunto coprire con calde foglie; queste belle poesie (scritte da 21 poeti da tutta Italia ispirandosi a La carezza di Dio – Lettera a Giuseppe -Edizioni La Meridiana, Molfetta, 1997 -, testo in cui don Tonino immagina di dialogare con Giuseppe mentre lavora nella sua bottega) sono appunto foglie cadute lente su un uomo speciale, per una coperta che scaldi la memoria ma senza “coprirlo”; un omaggio, dunque, l’amorevole ostensione d’una esistenza esemplare. gn


