Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. La Giustizia. 1

La Giustizia 1.   Per tutti e per ciascuno

Sembra facile. Sembra una differenza quasi scontata, un’opposizione naturale che comporta una presa di posizione altrettanto naturale: il giusto e l’ingiusto. Ma non è proprio così. “Come nel caso di molte parole, di molte idee, di molte nozioni, per adoperare un termine più colto, o – per adoperare un termine ancora più colto, che utilizzano i filosofi – di molti concetti, abbiamo una conoscenza che potremmo chiamare intuitiva, spontanea, della parola ‘giusto’. Sappiamo bene di cosa si tratta, ma dobbiamo ancora esplicitare l’idea, il concetto, e forse esplicitandola ci renderemo conto che questa parola, che credevamo di conoscere, apre la strada verso problemi e domande difficili, che non sospettavamo nemmeno. È proprio quel che cercheremo di vedere insieme”. 

   Parla ad un pubblico di giovanissimi il filosofo francese Jean Luc Nancy, il cui pensiero ha attraversato la contemporaneità spaziando in vari campi, arte, estetica, politica, e comunque senza escludere dall’analisi sé stesso, le proprie anche concrete problematiche. Rivolgendosi ai ragazzi il suo tono colloquiale esprime altrettanta concretezza, una semplicità mai banale, che batte e ribatte sul tema inquadrandolo da angolazioni particolari, da diverse prospettive, contribuendo così ad allargarne i confini, ad approfondirlo, rivelandone il cuore tanto sfuggente quanto ineludibile. 

   La giustizia è solo quella che si esercita nei tribunali, con il concorso di tutte le parti in causa, i giudici, gli avvocati, gli imputati? Oppure esiste un’idea del giusto in quanto tale, che si esprime di là dall’istituzione, dal luogo deputato? Ed è giusto obbedire alle leggi quando vanno contro la nostra coscienza, o contro il nostro sentire, magari anche solo contro le nostre consuetudini? Vola alto Nancy, non fa sconti ai ragazzi, ma i suoi esempi sono perfettamente attuali e comprensibili: “Tra pochi mesi, in Francia, sarà proibito fumare in tutti i locali pubblici, ma per il momento non lo è ancora. Qual è, allora, la situazione più giusta? Per così dire, qual è il vero ‘giusto’? Quanto a me, io appartengo ad una generazione che ha assistito alla nascita delle cinture di sicurezza. Voi salite in macchina e vi allacciate la cintura, è quasi un riflesso condizionato, ma la cintura di sicurezza è stata resa obbligatoria, per legge, quando io avevo poco meno di trent’anni. Alcuni, allora, furono particolarmente contrariati: trovavano che fosse una legge ingiusta. Sostenevano che obbligare qualcuno a legarsi al sedile della macchina con una cinghia costituiva un attentato alla sua libertà”. Non c’è verso: occorre tener conto di una società in evoluzione, dove di continuo mutano i bisogni, le priorità; e quindi l’idea di giustizia. Che è senz’altro un sentimento universale, però non può permettersi di trascurare il singolo, deve comprendere per quanto possibile le esigenze di tutti. Ma come, in che modo? Forse ricordando che è sempre questione di reciprocità, di trovare un equilibrio, di scommettere sul prossimo, con una fiducia che non esclude l’amore, perché “La giustizia esiste, dunque, solo in rapporto all’altro”.

   E il rapporto con gli altri si definisce anzitutto attraverso il linguaggio. È questa la prima vera forma di giustizia, maturata agli albori dell’umanità. Attraverso il linguaggio si riconoscono e possono essere accettate, o combattute con maggior ragione, le ragioni altrui. È parlando, discutendo, facendo ‘politica’ nel senso aristotelico del termine, che le idee si precisano, prendono corpo. Tenendo ben presente che non esiste l’idea definitiva. Al ragazzo che infine gli pone una domanda secca: “come si può riconoscere ciò che è giusto da ciò che è ingiusto?”, Nancy non può che rispondere: “Ma che cosa è veramente giusto, al tempo stesso per tutti e per ciascuno individualmente? Non è possibile riconoscerlo, perché non è dato in anticipo: bisogna, cercarlo, inventarlo, trovarlo, ogni volta di nuovo. Ce ne vuole sempre di più, non ci si può mai dire che è abbastanza giusto così. Non è mai abbastanza giusto. Pensare questo è già cominciare a essere giusti”. 

 

Jean-Luc Nancy, Il giusto e l’ingiusto, Feltrinelli 2007



Un pensiero su “Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. La Giustizia. 1

  1. S&R

    Fino a non molti secoli fa la tortura era considerata giusta, i figli si educavano a suon di cinghiate…sono solo esempi di quanto la coscienza si sia evoluta, e con essa il concetto di giustizia. “Non è mai abbastanza giusto” perché amore e giustizia si intrecciano, e se senza limiti è la crescita nell’agape, di conseguenza altrettanto vale per il senso di giustizia.

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