
Guglielmo APRILE
APPUNTI EOLIANI
FARA EDITORE 2024
“Ha un’anima la pietra”, titola la prima sezione della bella raccolta poetica di Guglielmo Aprile; titolo emblematico, e premessa del libro, asserzione che spiega, tra le altre cose, l’invocazione degli ultimi versi: Pietre guerriere, insegnatemi voi / a resistere ai venti e al loro oltraggio, / voi più longeve del mio breve sangue; / e che mi sia il vostro orgoglio da esempio, / infondete anche in me un po’ del coraggio / con cui sfidano i vostri corpi il tempo.
Eolie è arcipelago di isole vulcaniche (Vulcano, Lipari, Salina, Alicudi, Filicudi, Panarea e Stromboli) localizzate nel Tirreno a poche decine di chilometri dalla Sicilia. E dalla lunga, paziente frequentazione di questi luoghi nascono gli appunti che danno forma a questa raccolta. Le isole, si comprende già dalla lettura delle prime poesie, non sono solo luoghi di ispirazione, ma oggetto di osservazione attentissima, di scavo, di meditazione su un mirabile esempio di regno minerale: il più antico dei tre regni carico di mistero e di fascino, che precede e sopravviverà agli altri due; non senza serbare in sé traccia di essi; non senza esserne sostanza materica essenziale, imprescindibile, perché la scintilla della vita possa accendersi.
Da questo sguardo attento, puntuto sulla materia rocciosa, sulle sue forme infinite, e sulle tracce sedimentate in essa, nel corso dei millenni, da eruzioni e colate laviche, agenti atmosferici, presenze vegetali e azioni umane, ecco che l’anima della pietra si rivela, assume consistenza, con tratti a volte antropomorfi:
Sono vive le rocce, e a volte sembra
che sappiano chi sono e che mi parlino;
vedo in ognuna, come in uno specchio,
apparire dei volti, a poco a poco,
che riconosco, dall’aspetto in parte
familiare, anche se mai visti prima;
i massi per un sortilegio si animano:
presenze, dalla loro pelle, affiorano,
dalle sembianze vagamente umane,
figure che ricordano persone
sotto i miei occhi, a un tratto, si delineano
e mi vengono incontro, in processione,
mi inviano cenni il cui senso mi sfugge –(…)
(PIETRE VIVENTI)
E’ un dialogo sommesso quello che l’autore instaura con la roccia, interrogandola, interrogandosi:
Di ognuno di questi massi vorrei
ascoltare, dalla sua stessa voce,
la biografia, conoscerne la storia
dimenticata, l’intima epopea
muta e ancora non scritta, che non ha
testimoni e che non verrà nessuno
dal sonno dell’eternità a narrare –(…)
(STORIA MAI RACCONTATA)
Pietra dunque già “viva”, “in sonno”, carica di storia, di accadimenti, di informazioni, di segreti su quello che fu un mondo lontano, e lontanissimo, dal quale non finiremo mai di apprendere: di esso, e di noi, affatto estranei. Pietra diversamente viva, e maestra, custode, sacerdotessa di riti perduti, o non veduti, non visibili da occhi qualunque. Pietra di inesauribili eventi e misteri, che solo guardandola, sfiorandola, o standole a distanza, immersi nel mare intorno, o in superficie, potrà rivelarci qualcosa di sé.
Pietra il cui destino, come il nostro, è in divenire, e incombe, nel profondo, pronto a esplodere:
Nelle buie caldere il magma dorme:
sono le sue vesta li queste pietre
e sulle alture oscuri riti perpetrano;
dalle crepe sul dorso del vulcano,
dalle pesanti palpebre socchiuse
dei suoi crateri, dai camini conici
delle sue bocche, dal tonante ventre
delle sue bolge, a liti sulfurei
si sprigionano, filtrano dal suolo
fumanti incubi, ombre calcinate
nell’accecante biancore di pomice:
folle che sciamano, infere potenze
sospinte dai movimenti plutonici,
che evase dalle carceri ctonie
nell’arida fornace si disperdono
delle conche e dei canyon, nei gironi
lungo i fianchi dell’isola (…)
(DALLE BOLGE)
La scrittura di questa raccolta è ricca, precisa, dal tono epico cadenzato in prevalenza da endecasillabi. Un corpus organico che racchiude in versi una riflessione profonda e originale sul mondo, e la sua parte più antica e imperitura, alla quale tutti apparteniamo.
Giovanni Nuscis
*
FRATELLANZA CON IL COSMO
Hanno, al pari degli uomini, pensieri
anche la pietra e il vento, anche l’olivo
e la ginestra, ha ogni cosa un’anima
e la esprime in un codice segreto;
e se cammino su una spiaggia vuota
e se per ore me ne sto da solo
davanti al mare o dentro una pineta,
è perché voglio imparare a tradurre
la lingua in cui i miei fratelli mi parlano
e farne dono a chi in ciò non ha fede.
*
FIGLI DEL FUOCO
Fu Gaia, madre di vulcani e fulmini,
che a l proprio ampio ventre tempestoso
ognuno di questi scogli svezzò,
nutrendoli con il latte che sgorga
dalle caldere, dai picchi fumanti
erti sull’acqua, simili a capezzoli;
e ancora ha i fianchi turgidi quest’isola
come se fosse incinta di una razza
di tuoni, di una discendenza barbara
che il padre di ogni fuoco fecondò
quando si unì, alle origini, alle acque
in un tremendo coito – e il mondo nacque.
Prole di tufo, embrioni di arcipelaghi,
unico è il seme che ingravida i mari
e concepisce tanto i ciuff i d’erba
sopra le tempie scabre dei dirupi
quanto le larve delle stelle nuove
che delle stelle estinte si alimentano:
linfa dei mondi, ruota che diffonde
ad ogni giro i pollini e le piogge.
*
LA SAGGEZZA DEL MONDO
Memoria della creazione – rocce,
la saggezza del mondo dorme impressa
nei vostri volti, in ognuno dei solchi
simili a cicatrici che li scavano.
La lotta con le maree e con le raffiche
vi fu maestra: “non c’è conoscenza
senza dolore, solo nella prova
ci si rafforza”, il suo prezioso lascito.
Pietre guerriere, insegnatemi voi
a resistere ai venti e al loro oltraggio,
voi più longeve del mio breve sangue;
e che mi sia il vostro orgoglio da esempio,
infondete anche in me un po’ del coraggio
con cui sfidano i vostri corpi il tempo.
