Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro


Relazioni interrotte

«In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».

Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere» [Mc 12,38-44]

 

Fra l’apparire, cercato a tutti i costi dagli scribi, e l’essere, naturalmente vissuto dalla vedova, intercorre la distanza che passa fra una relazione autentica e una relazione falsata.

La centralità del Tempio, nella struttura religiosa di Israele, era innegabile. Custodendo il Santo dei Santi, che aveva contenuto  l’Arca dell’Alleanza, il tempio si poneva come “luogo” della presenza di IHWH con il suo popolo. Dunque, l’offerta in denaro, al Tempio, era un di più rispetto all’offerta rituale. Essa costituiva una forma di partecipazione a mantenere viva la centralità del Tempio stesso, e, quindi, il segno della presenza di IHWH in mezzo al suo popolo.

Il gesto dell’offerta, di per sé non condannato da Gesù, diventava un modo di ostentare la propria ricchezza e, di conseguenza, il proprio privilegio. “Tanti ricchi ne gettavano molte”. La quantità di denaro versato sembra essere la misura del proprio rapporto con Dio. Rapporto che obbedisce ad una ferrea logica commerciale: più do, più ricevo. Non è molto dissimile da quello che si vede durante molte processioni, in cui molti appuntano banconote di vario taglio sulla statua del santo o della madonna di turno.

Altra realtà è quella della vedova. È una categoria specifica, nella cultura biblica, quella delle vedove. Verso le vedove e gli orfani era il primo dei doveri del re, perché IHWH, il Re di Israele, si prendeva cura dell’orfano e della vedova. Spesso, la vedova era anche povera, trovandosi in una cultura che prevedeva solo il lavoro maschile. Dunque, la vedova offre quello che ha. La differenza è che l’offerta della vedova, nella sua pochezza, è tutto quello che la vedova ha. Il ricco offre il superfluo. La vedova dà tutto ciò di cui vive. Dona la sua vita.

Forse, però, la specificità della vedova è nell’essere sola. Indipendentemente dal suo stato economico, la  vedova vive una relazione interrotta. È questa la vera e più profonda povertà, di cui quella economica è segno e simbolo. È questa relazione interrotta che la vedova getta nel tesoro del Tempio. Non si ricostruisce ciò che è stato interrotto. La relazione fra le persone, così come la si era vissuta, non si restaura. Resta la solitudine e il dramma dell’interruzione di un rapporto fondante per l’esistenza di quella donna. Ma è qui che si inserisce la notazione di Gesù.

Quella vedova avrebbe avuto tutto il diritto di non donare nulla. Anzi, avrebbe avuto il diritto di distruggersi nel pianto e nell’autocommiserazione; avrebbe avuto il diritto di aspettarsi lei un aiuto da altri. Invece, “getta” la sua offerta. E, con la sua offerta, “getta” tutto quello che ha, tutta la sua vita.

«…non ho visto mai nessuno gettare lì qualcosa e andare via» cantava Giorgio Gaber, ormai tanto tempo fa (Buttare lì qualcosa, in “Anche per oggi non si vola”).

“Gettare” la vita, senza aspettarsi una bella conclusione. La vedova pone in questo “gettare” la sua vita l’unica via possibile per vivere la relazione interrotta di cui è portatrice. È una via dura e, forse, dolorosa, ma è una via che, passando attraverso la donazione di sé, permette una nuova relazione che tocca il punto nodale dell’esistenza: non Io al centro, sia pure con tutte le  miesofferenze e la mia solitudine. Anzi, è nell’offerta che riesco a fare di me, con tutte le mie sofferenze e la mia solitudine, che  do altra concretezza, altra vitalità, altra bellezza alla relazione interrotta.

Quanta soddisfazione nell’offerta del superfluo. Ci si sente appagati e giusti, sazi della propria bontà. Non hanno compiuto azioni malvagie, i ricchi che ostentano ricchezza,  non hanno rubato, né hanno ucciso. Semplicemente, non hanno dato tutto. Hanno tenuto per sé qualcosa, hanno avuto paura di perdere.

È nella perdita di sé che si trova il tutto di sé. È questo “spreco” che riempie le madie quando il pane sembra finito.

È questo “consumarsi” che accende nuovi fuochi, quando i vecchi sono spenti

La vedova “getta” tutto. Tutto quello che ha e anche quello che non ha più. Perde tutto. E non è commensurabile, il tutto. È quello che è.

Non era questo il comando ricevuto: “Amerai  con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua intelligenza, con tutte le tue forze”?

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Un pensiero su “Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

  1. Giuseppe Impastato

    Mi è piaciuto molto l’intervento di Lucio Brandadoro e ancor più la sottolineatura della relazione interrotta che contraddistingue la vedovanza. Mi permetto di collegare ciò con le parole della Bibbia con cui Dio afferma di avere a cuore la situazione di vedove e orfani. L’offerta del superfluo non intacca la situazione economico-sociale del ricco e gli permette anzi di apparire generoso verso Dio, presente al suo popolo attraverso il tempio. La vedova col suo gesto realizza una ‘conversione’ : nel matrimonio aveva confidato nel marito; oggi ‘getta’ ogni sua fiducia nel Signore e ‘riprende’ una relazione di fiducia totale nel suo Dio che non l’abbandonerà. E Marco contrappone la vedova ai ricchi, i quali continuano a confidare ‘totalmente’ nel denaro e quindi sono il segno della non-conversione. Inoltre rendono così falsa e vuota la loro religione : la relazione con IAHVE’ fa parte del loro superfluo, e la presenza di Dio con il popolo diveniva occasione di mettersi in mostra in cerca di approvazione. La vedova agisce con pudore e nel silenzio. E così mostra “altra vitalità, altra bellezza” alla sua relazione ricostituita.

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