È prigione nella bruciata, indegna terra.
Di giorno il fieno dei raggi inganna;
ma le nostre teste, se ci sono,
stanno ovali, di calce, come un errore.
Tanti i covoni di filo sinistro!
Troveranno il gesto chiuso, che li riassuma,
che neghi, diritta, la linea che spezzi:
occhi in vergine triangolo tagliato verso il mondo?
*
Il pavone
Si inchinava nascente e morbido,
granturco della tua mano per beccare.
Azzurro tremolava e caldo, ai piedi,
come i veli dell’alcool, nella tazza.
Sul ceppo, il tuo matto con cuffia
occhi ineguali terribilmente tristi roteava,
e ti ha torto la mano, come si strizza un panno,
e ha rotto anche il collo dell’uccello, che sbatteva.

