È di me parte un uomo di lavoro
È di me parte un uomo da lavoro,
rude le membra e in giubba affumicata,
che tutto nel sonoro
bàttito volge della sua giornata;
è di me parte l’uom che pavoneggia
la vanità della superbia dotta,
e coi bravi gareggia
e pugna dentro alla cívile lotta;
è di me parte l’uom che nell’azzardo
del presente s’incita e la gazzetta
ha per vangel, beffardo
a ciò che non appaga la sua fretta;
è di me parte l’uom che s’apparecchia
il gioir dei conforti
mondani, e non si specchia
che dove è la violenza dei più forti;
e altro ancora: e intendo
il divenir tremendo che non cura
l’opporsi, e si fa storia e natura;
ma dove nel libero indugio
arcanamente s’agita il mio volo,
odio l’usura del tempo
paurosamente solo.
da Frammenti lirici, 1913, XXVII

