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Clemente Rebora

a cura di Giorgio Stella

Il mio sgomento

Ogni momento del semplice vegetale
fa dir di sì il vento,
fa dir di no il vento:
cessato il suo tormento,
tutto ritorna senza sentimento.
Ogni momento si apre e chiude
uguale e disuguale,
sempre s’illude,
rimane il tempo:
non cessa il suo tormento,
rimane il mio sgomento,
in ogni tempo.

5 novembre 1956

Lirico terapia. Clemente Rebora

Dall’imagine tesa

Dall’imagine tesa
vigilo l’istante
con imminenza di attesa –
e non aspetto nessuno:
nell’ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono
e non aspetto nessuno: fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno:
ma deve venire,
verrà, se resisto,
a sbocciare non visto,
verrà d’improvviso,
quando meno l’avverto:
verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio.

1920

Clemente Rebora

di Giorgio Stella

È di me parte un uomo di lavoro

È di me parte un uomo da lavoro,
rude le membra e in giubba affumicata,
che tutto nel sonoro
bàttito volge della sua giornata;
è di me parte l’uom che pavoneggia
la vanità della superbia dotta,
e coi bravi gareggia
e pugna dentro alla cívile lotta;
è di me parte l’uom che nell’azzardo
del presente s’incita e la gazzetta
ha per vangel, beffardo
a ciò che non appaga la sua fretta;
è di me parte l’uom che s’apparecchia
il gioir dei conforti
mondani, e non si specchia
che dove è la violenza dei più forti;
e altro ancora: e intendo
il divenir tremendo che non cura
l’opporsi, e si fa storia e natura;
ma dove nel libero indugio
arcanamente s’agita il mio volo,
odio l’usura del tempo
paurosamente solo.

da Frammenti lirici, 1913, XXVII