
Il Ricordo 4 Di chi è la memoria?
Omero, Borges, Nietzsche. Autori dissimili che pescano nello stesso mare, quello della memoria, e a volte, con calcolato disdegno, rigettano in quel mare i pesci presi all’amo. Partiamo da loro. Anzi, no. Partiamo da Proust. Ci sono “ricordi che appaiono improvvisi, come il rumore del campanello del cancello della casa di campagna di Combray, descritto da Proust nelle ultime pagine del Tempo ritrovato. Dove era stato, quel ricordo, per tutto il tempo in cui lo scrittore non se n’era ricordato?”.
Così Felice Cimatti, docente di Filosofia del linguaggio, si interroga nel suo La fabbrica del ricordo; ed è solo una domanda tra le tante. Domande in cerca di risposte, sia pure non definitive, risposte che spaziano con rigore dall’etologia alle neuroscienze, dalla psicanalisi agli studi ed alle tecniche mnemoniche. Domande e risposte all’interno di un panorama interiore ed esteriore che ci circonda, in cui siamo immersi, un panorama liquido in cui finiamo tutti per nuotare, con ampie bracciate o con incerto stile. Conviene quindi adoperare degli arpioni, ancorarsi; ed in tal senso, tra i testimoni tirati in ballo da Cimatti a documentare coi loro scritti la vastità e l’imprevedibilità del ricordo, scelgo Omero, Borges, Nietzsche.
Omero. Punto di domanda: “qual è l’orologio dei ricordi, cioè qual è il dispositivo attraverso cui li misuriamo, e quindi assegniamo loro un posto nel tempo?”. Dopo anni, tramite la vista o forse l’olfatto, il cane Argo riconosce il padrone, Ulisse travestito da mendicante, per poi accasciarsi senza vita ai suoi piedi. In quell’attimo, in quei momenti, cos’ha provato Argo: ha rivissuto un determinato episodio o piuttosto un confuso insieme di sensazioni, vivide all’improvviso? Diversamente da lui, essendo in grado di organizzare verbalmente le proprie emozioni, Ulisse alla corte dei Feaci rivive le proprie avventure, le organizza in una storia, narra. È dunque in ballo, qui, il rapporto tra memoria e linguaggio.
Borges. Che in Altre inquisizioni “si chiede chi siano i precursori di Kafka, cioè gli scrittori e i filosofi che, essendo vissuti prima di lui, hanno influenzato la sua scrittura”. Giungendo successivamente ad una conclusione paradossale solo all’apparenza quando, invertito l’ordine dei fattori, afferma che in realtà “ogni scrittore crea i suoi precursori”. Perché ogni grande scrittore, attraverso le proprie personalissime lenti, ci obbliga a rileggere in altro modo chi si è espresso prima di lui, un’influenza che modifica le tracce del passato attraverso l’incisività delle tracce che colonizzano il presente. Ed è proprio nel rapporto tra passato e presente, l’essenza della pratica psicanalitica.
Nietzsche. Nella seconda delle sue Considerazioni inattuali il filosofo tedesco afferma: “è sempre una cosa sola quella per cui la felicità diventa felicità: il poter dimenticare o, […] la capacità di sentire, mentre essa dura, in modo non storico”. Un appello all’oblio, dunque; che tuttavia non è rifiuto della storia, del suo divenire, della sua necessità. Piuttosto, sottolinea Cimatti, la consapevolezza che “Il passato c’è ancora, non può non esserci, ma senza smettere d’essere uno spazio di libertà, al contrario di chi vede nel passato solo la condizione causale del presente”. In quest’ottica, lungi da ogni rimozione, il passato è una porta aperta sul futuro, perché non obbliga, non costringe, ma diviene il presupposto che permette di costruire liberamente, con filtrata esperienza, le fondamenta su cui edificare il nuovo.
La fabbrica del ricordo, come recita il titolo del volume, è in perenne attività. Sta a noi impadronirci degli strumenti che produce, volgerli a nostro favore o, per lo stesso motivo, rifiutarne l’uso. Sta a noi, a ciascuno di noi. Chiudo con la poesia di Bertolt Brecht che Cimatti cita in apertura, nella premessa al testo: “Buona cosa è la dimenticanza! / Altrimenti come farebbe / il figlio ad allontanarsi dalla madre che lo ha allattato? / Che gli ha dato la forza delle membra / e lo trattiene per metterle alla prova? […] / La fragilità della memoria / dà forza agli uomini”.
Felice Cimatti, La fabbrica del ricordo, Il Mulino 2020
