
Nel divenire
la parte campestre per i poveri
più creativa, stuporosa nel crepuscolo distingue
dal crepuscolo
Alla ritirata il vento mesce rasoterra
bisbiglii di statue tra loro col volo immobile
delle rondini, ridisegno che ne fa il bronzo
Qui si allude ancora a dio senza dirne, senza resistergli
come imbruna un rassicurante sfondo, e l’angiolo
imbronciato
si esaudisce senza dimandare e tutte le cose essenziali
tutte le cose in virtù del vero divenute viva terra
di coltura, il cipresso con spadi di silenzi e sul fianco
dalla base, dai cretti, lucertolato getta fuori radici
nel tormento ramose si stringono verso l’alto
*
Non si entra armati nel bosco
ma in forza vulnerabile.
Le guarnigioni di Roma si arrestano
sul limite della Schwarzwald
e drizzano tende, approntano fossati
palizzate. L’accampamento mobile.
I conquistadores spagnoli nel tentativo
di penetrare le foreste in Sierra Nevada
crollano nel fango, mentre i nativi
oh come corrono, leggeri e occulti,
frecce piumate, corrono loro a fianco
li osservano crepare sotto il peso
delle proprie armi, scudi, elmi…
(Stibbert)
*
Attimo sono io l’angelo
che immagini accanto, fare colonna
il rientro angolare della stanza.
La camera arde di scudi e imprevisti
poltrone in spago, ebano Bugatti
rame riflesso, oro e tribù in rovina
fuori tempo, sul comò spaurito giullare
il pennello che ciuffa di azalee.
L’alta foresta presso Friburgo dove
legionari di Roma e labbra
non penetrano si estende
fino alla spalla chiusa contro il muro.
Balzo della montagna rocciosa.
Balzo e inarco di tigre incrociata.
Non avete ancora svelato la morte, l’anima
se dietro e innanzi resta solo memoria…
Il mistero non indagato è la pietra.
Ma tu ricordati padre
che pure tentiamo di salvare a mani nude,
e pure vanno le carezze al gonfiarsi di annegati
ora tutti gli Elementi mescolati insieme
*
[…] se soltanto riuscissimo a escludere la mente e i desideri, lasciando che (la vita)
scorra come vuole
John Cage
Signor Cage parla con voce calma e sorridente.
Mi mostra la musica, mi mostra
i ninnoli, l’allevamento di pavoni, gli aironi
lo stillo sull’osso di bambù, bruire d’acqua
verdi cascatelle, baculi fioriti, funghi
nastri magnetici.
Tutte le cose di cui parziale il controllo.
E pure pioggia su voce calma e sorridente.
Io scosto il lembo di juta ed entro
nella tenda
dell’autoguarigione
(Il sorriso di John Cage)
*
Felci i felici
portano acqua al fiume, sciolgono i rami al vento
il dolore celeste della toledana
il cielo grano distillato.
I felici
incidono la polpa del cardo e la diga al sole
I felici
liberano i nani frustati dall’impresa dell’oro
I felici
nessuno sa dell’altro, che un giorno meno tardi
si muore
*
Antonio PIBIRI
Il sorriso di John Cage
Casa Editrice L’Arcolaio, di Gianfranco Fabbri

Nn richiesto un commento qui un Herbert con il signor cogito rappresenterebbe le tendenze di una morbosa elica pseudonima. Felici felici i felici ecc… Questi versi raccolti in sé medesimi replicano una risposta non considerata come domanda di espressione…. Il cielo grano distillato. Grazie. Dello stato di grazia che assolve il ritorno sacro segreto sovranità totale al mito della morte.