
Da: SAPIENZIALI (puntoacapo Editrice 2010)
Visione
Si curvano davanti all’opera delle loro menti
davanti a ciò che fabbricano con le loro dita
Is 2,8
perirà la sapienza dei suoi sapienti
e scomparirà l’intelligenza degli intelligenti
Is 29,13-14
Perché sei sapiente se sei ancora in vita?
Guardati intorno, pullulano piaghe
da ogni direzione i disperati assalgono
ed hanno fame – da secoli non mangiano –
vedi i bagliori dell’inferno il fumo
che sale dal tuo cortile
la pianura tutta è cosparsa di cadaveri
rantoli di feste e fuochi immondi
tutto vedi e l’ingiustizia, la rapina
vedi e continui a frugare l’orizzonte
dove il grande libro brucia
divorato da un fuoco di giustizia.
Ti accompagna un consesso di ladroni
di serpi viscide che pregano al mattino
e di notte insidiano le culle,
-di notte nell’orgia e di giorno sugli altari-.
Canti le lodi del Signore
mentre il povero rantola e muore.
Innalzi templi, t’allei coi potenti
mentre i poveri disperano in Dio.
Un fallo sconcio invece del capo
un suono di bottino nella loro voce,
questi i tuoi alleati, i tuoi santi
che pregano Dio bestemmiando.
Perché sei sapiente se sei ancora in vita?
Il mondo è morto e tu sei rivestita
di panni preziosi, esci fiacca dall’orgia
e te ne vai nel deserto a pregare.
Quale dittatore non hai conosciuto?
Di quale potente non hai gradito i banchetti?
Come un cane da caccia punti i suoi palazzi
-grondano sangue e tu ne sei complice-.
Mia Sposa adultera che male ti ho fatto?
In quale bisogno ti ho mai contrariato?
*
Se vai lungo la costa dello Jonio
da Reggio a Squillace, osservali
gli scheletri di muri che la ‘ndràngheta
ha disseminato lungo il litorale
e rifletti se questo è il Paese
magnifico che abbiamo ereditato
dagli antichi Greci e dai Normanni.
Considera poi che la bellezza
è soltanto una piccola preda
nel carniere dei loro misfatti:
rifletti sulla tua stessa vita
aggrovigliata nel disordine e nel grigio
dell’incertezza che ti consegna inerme
a giochi segreti e perversi
di massoni deviati;
non crederti indenne perché abiti a Milano
o al Nord o in Inghilterra
in ogni Paese ormai la guerra
unilaterale è da tempo dichiarata:
la ‘dràngheta avanza, il mondo
le cade fra le braccia
-illuso di sconfiggerla
con l’efficienza della polizia
o il candore dei fragili versi
d’una poesia-.
*
Essere contro è una scelta obbligata
in politica per rimanere in sella
ma un’altra cosa è trafficare nel privato
senza neppure Dio che sorveglia,
essere in sella vuol dire contare
come vilmente si conta il danaro
valere quaranta volte quello che vale
un operaio che lavora nove ore
-al giorno, per chiarezza -. Poi sono indagati
per mafia, si dichiarano innocenti
davanti a Dio che rinnegano e a riprova
ci rammentano i discorsi della prima ora.
*
Ho bisogno di oggetti da toccare
per alimentare il mio impalpabile disgusto
perché ho uno squalo dentro il mio petto
che divora ogni cosa che abbagli
e la risputa né nero degli abissi
ho bisogno della concretezza crassa
che mi affondi le mani nel sangue
perché non ho più sogni né memoria
ma il vuoto, pianure desolate
senza echi e senza vento
e per questo scriverà di me la storia
che sono l’assassino dei popoli
che mi hanno generato nel segno delle stelle;
fino al loro primo vagito li ho svuotati
depredati d’ogni avere, ammutoliti,
abraso ogni lettera dei loro poemi
con perfidia di chi viola i misteri.
Con algoritmi matematici ha creato mostri
dentro di me la cabala di perfidi
cantori senza musica e senza più stupore.
Ho bisogno ogni giorno di un Eden infinito
per sanare le crepe delle mie ferite
che mi sgretolo e rovino
confondo la noia col destino
lentamente nel
niente.
