POESIA E POLITICA.26. Gianmario LUCINI

Da: SAPIENZIALI (puntoacapo  Editrice  2010)

  

Visione

 

Si curvano davanti all’opera delle loro menti
davanti a ciò che fabbricano con le loro dita
Is 2,8
perirà la sapienza dei suoi sapienti
e scomparirà l’intelligenza degli intelligenti
Is 29,13-14

Perché sei sapiente se sei ancora in vita?

Guardati intorno, pullulano piaghe

da ogni direzione i disperati assalgono

ed hanno fame – da secoli non mangiano –

 

vedi i bagliori dell’inferno il fumo

che sale dal tuo cortile

la pianura tutta è cosparsa di cadaveri

rantoli di feste e fuochi immondi

 

tutto vedi e l’ingiustizia, la rapina

vedi e continui a frugare l’orizzonte

dove il grande libro brucia

divorato da un fuoco di giustizia.

 

Ti accompagna un consesso di ladroni

di serpi viscide che pregano al mattino

e di notte insidiano le culle,

-di notte nell’orgia e di giorno sugli altari-.

 

Canti le lodi del Signore

mentre il povero rantola e muore.

Innalzi templi, t’allei coi potenti

mentre i poveri disperano in Dio.

 

Un fallo sconcio invece del capo

un suono di bottino nella loro voce,

questi i tuoi alleati, i tuoi santi

che pregano Dio bestemmiando.

 

Perché sei sapiente se sei ancora in vita?

Il mondo è morto e tu sei rivestita

di panni preziosi, esci fiacca dall’orgia

e te ne vai nel deserto a pregare.

 

Quale dittatore non hai conosciuto?

Di quale potente non hai gradito i banchetti?

Come un cane da caccia punti i suoi palazzi

-grondano sangue e tu ne sei complice-.

 

Mia Sposa adultera che male ti ho fatto?

In quale bisogno ti ho mai contrariato?

 

*

 

Se vai lungo la costa dello Jonio

da Reggio a Squillace, osservali

gli scheletri di muri che la ‘ndràngheta

ha disseminato lungo il litorale

e rifletti se questo è il Paese

magnifico che abbiamo ereditato

dagli antichi Greci e dai Normanni.

 

Considera poi che la bellezza

è soltanto una piccola preda

nel carniere dei loro misfatti:

rifletti sulla tua stessa vita

aggrovigliata nel disordine e nel grigio

dell’incertezza che ti consegna inerme

a giochi segreti e perversi

di massoni deviati;

 

non crederti indenne perché abiti a Milano

o al Nord o in Inghilterra

in ogni Paese ormai la guerra

unilaterale è da tempo dichiarata:

la ‘dràngheta avanza, il mondo

le cade fra le braccia

-illuso di sconfiggerla

con l’efficienza della polizia

o il candore dei fragili versi

d’una poesia-.

 

 

*

 

 

Essere contro è una scelta obbligata

in politica per rimanere in sella

ma un’altra cosa è trafficare nel privato

senza neppure Dio che sorveglia,

 

essere in sella vuol dire contare

come vilmente si conta il danaro

valere quaranta volte quello che vale

un operaio che lavora nove ore

 

-al giorno, per chiarezza -. Poi sono indagati

per mafia, si dichiarano innocenti

davanti a Dio che rinnegano e a riprova

ci rammentano i discorsi della prima ora.

 

*

 

Ho bisogno di oggetti da toccare

per alimentare il mio impalpabile disgusto

perché ho uno squalo dentro il mio petto

che divora ogni cosa che abbagli

e la risputa né nero degli abissi

 

ho bisogno della concretezza crassa

che mi affondi le mani nel sangue

perché non ho più sogni né memoria

ma il vuoto, pianure desolate

senza echi e senza vento

 

e per questo scriverà di me la storia

che sono l’assassino dei popoli

che mi hanno generato nel segno delle stelle;

fino al loro primo vagito li ho svuotati

depredati d’ogni avere, ammutoliti,

 

abraso ogni lettera dei loro poemi

con perfidia di chi viola i misteri.

Con algoritmi matematici ha creato mostri

dentro di me la cabala di perfidi

cantori senza musica e senza più stupore.

 

Ho bisogno ogni giorno di un Eden infinito

per sanare le crepe delle mie ferite

che mi sgretolo e rovino

confondo la noia col destino

lentamente nel

niente.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *