Pare che – solo in nuovi titoli – di libri in Italia se ne pubblichino dai 40.000 ai 70.000 l’anno, per cui è meglio diffidare delle top ten o dei cento migliori romanzi, scelti quasi sempre in base ai tesi più venduti dalle grandi case editrici. Una scelta migliore è quella dei ‘consigli d’amico’ da parte di chi, come il sottoscritto, ‘deve’ leggere (o studiare) per lavoro libri di altro tipo (saggistica musicale), ma che non disdegna – per piacere, curiosità, svago – volumi di altri generi.
E visto che parliamo di libri ecco l’ultimo ‘libro dei libri’, ovvero Il Biblionauta, di Luca Cena, che naviga tra le pagine di antichi codici, negli anfratti di un mare magnum di autori, tipografi, editori, e di inchiostro, pergamene, carta e caratteri mobili. Si tratta di segreti e storie incredibili, di libri maledetti, scomparsi o mai esistiti; di testi che custodiscono misteri insolubili e lingue che nessuno ha potuto decifrare; e ancora consigli utili sulla compravendita e sugli strumenti di consultazione per riconoscere una rarità bibliografica o un’edizione pregiata.
Un testo analogo è Il grande libro della Fantascienza, di Sebastiano Fusco, che spazia dai precursori dell’Ottocento alle nuove voci del panorama internazionale, passando per i grandi classici del genere fino ai narratori dei maggiori sottogeneri; si tratta, insomma, di una panoramica unica, documentatissima e avvincente sulla fantascienza o SF (science-fiction). Sono percorsi fascinosi che, attraverso riferimenti non solo alla letteratura, ma anche al cinema e al fumetto, conducono alla scoperta di storie, visioni e innovazioni che plasmano l’attuale immaginario collettivo, individuando nella fantascienza in uno dei generi più influenti e amati.
Palla al centro, di Alberto Cei, è un libro su un argomento popolarissimo, di cui si legge poco: l’autore parte dall’idea che la grande fortuna del calcio sia nella semplicità delle sue regole, nella facilità del gioco e nell’essere lo sport più amato da adulti e bambini di tutto il mondo. Ci offre un testo sugli aspetti psicologici del gioco del pallone scritto non solo per i professionisti (allenatori, dirigenti, giocatori, membri degli staff sanitari e tecnici), ma anche per i cosiddetti ‘professionisti del lunedì’, ovvero i tifosi e gli appassionati che lo commentano quotidianamente.
Per quanto riguarda la bibliografia, Il mio Barucchello di Pablo Echaurren è – come dice il poeta Valerio Magrelli nella premessa – mémoire, collage e bricolage di parole e immagini, da Marcel Duchamp a Klaus Voormann, «con un pizzico di Tanguy, una spruzzata di Magritte e q.b. di Tintin», fino a Italo Calvino, Abraham Ortelius, Hokusai e Pinocchio. Un sorprendente contro-castello dei destini incrociati in cui attraverso il coming of age di Pablo Echaurren, alias Pa(b)lomar, si intravedono l’«occhio sfaccettato», la figura e le opere polisemiche e geroglifiche del suo grande maestro Gianfranco Baruchello (Livorno, 1924 – Roma, 2023), il Baruc della Roma degli anni tra il 1967 e il 1977, quando la «spazzatura» era «parte integrante della cultura», senza alto né basso, e gli artisti – da Jannis Kounellis a Toti Scialoja a Cy Twombly – sentivano «l’urgenza di dare una forma al tumulto». Il testo è un caleidoscopio linguistico, in cui ricordi e calembour rimescolano continuamente le carte con ironia, affetto e nostalgia.
Passando alla narrativa sono due i libri da segnalare: il primo è Le ventisette sveglie di Atena Ferraris, di Alice Basso, che descrive così la protagonista: “Mi chiamo Atena Ferraris e mi sa che non sono come gli altri, inutile girarci intorno. Mia madre mi ha sempre detto che siamo tutti diversi, e quindi è come se fossimo tutti uguali. Non ne sono convinta, ma mi fido di lei. Ho trent’anni, vesto fuori moda e odio le sorprese. E ho ben ventisette sveglie ogni giorno per ricordarmi di lavorare, di mangiare, di andare a letto, di smettere di pensare. Soprattutto faccio troppe domande, dicono. Perché per me è essenziale che ogni cosa abbia una spiegazione. Per questo dirigo una rivista online di enigmistica dove ogni gioco, rebus o anagramma ha una soluzione univoca. Mi fa sentire al sicuro. So che siamo in pochi a ragionare così. Ora, però, è successo qualcosa che ha scombinato le carte”. E mi fermo qui, per non levare al lettore il gusto della sorpresa.
Il secondo romanzo è Banda cittadina di Gianluca Mercadante, che narra, collocandolo all’inizio degli anni Novanta, di un certo Filippo, star locale di Caccia all’Antenna. Nel periodo di massimo fulgore delle ricetrasmittenti, appena undicenne e col nome in codice di Alan 68, è l’énfant prodige dei CB. La scena è ambientata, tuttavia, nel 2019, periodo in cui la sua vita è diventata molto più ordinaria: per il fallimento di questioni amorose, Filippo si trasferisce da Vercelli a Modena, per lavorare in un’officina meccanica. Tronca i contatti con la propria città e soprattutto con Nicola, il figlio adolescente, che non vede da quattro anni. Eppure un giorno la vecchia bussa nuovamente alla porta. E la trama coinvolge il lettore.
Sono sei proposte modeste ma, come scrive a inizio Novecento Marcel Proust, “ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto uno strumento ottico offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso”.
Indice dei libri in ordine alfabetico per autore
Basso Alice, Le ventisette sveglie di Atena Ferraris, Garzanti, Milano.
Cei Alberto, Palla al centro. La psicologia applicata al calcio, Il Mulino, Bologna.
Cena Luca, Il Biblionauta. Guida pratica per cercatori di libri perduti e naviganti dell’universo librario, Mondadori, Milano.
Echaurren Pablo, Il mio Barucchello, Mauvais Livres, Roma.
Fusco Sebastiano, Il grande libro della Fantascienza. Dalle origini del genere ai nostri giorni, Mondadori, Milano.
Mercadante Gianluca, Banda cittadina, Las Vegas, Torino.

