Un compimento compiuto tutto da compiere
(M. Chagall)
«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno». [Mt 5,17-37]
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È linguaggio di liberazione la “Legge”. Sgorga nel deserto dove la liberazione si va compiendo, dove la storia di un popolo si sta formando. Non può essere “abrogato” non può essere “abolito”
Sono segno di liberazione i Profeti. Sorgono dopo il deserto, ad indicare la via. Senza di loro, ci si smarrisce. Senza di loro si perde di vista ciò che siamo e che siamo chiamati ad essere. Non possono essere “aboliti”.
Nessuno potrà perfezionare la legge e i Profeti perché sono i pilastri della costruzione che IHWH compie nella storia dell’umanità.
E infatti “neppure uno iota” sarà cambiato, neppure una virgola sarà cancellata. “Non sono venuto per abolire…ma per dare compimento”. Sembra quasi che Gesù, novello legislatore e novello profeta, voglia mettersi a dare un nuovo insegnamento che possa rifondare quello antico.
Il compimento di cui si parla, però, non è una nuova legge o nuovi insegnamenti. L’unico compimento possibile alla Legge e ai Profeti doveva essere messo in atto lì dove Legge e Profeti si trovano: nel cuore della storia umana.
Con la stessa veemenza con cui Gesù si scaglia contro il sistema religioso che aveva istituzionalizzato la Legge e ammansito i Profeti, si butta nel compimento. Liberando Legge e Profeti da ogni vincolo. Per “compiere” qualcosa di vivo, solo qualcosa di altrettanto vivo e più efficace avrebbe potuto essere compiuto. Gesù non elargisce nuovi insegnamenti o nuove norme: lui muore in croce. Ecco l’unico e vero compimento, andare fino in fondo, fino alla fine, fino al fine. In questo senso, Gesù compie una storia di alleanza, che è storia di liberazione.
Per molto tempo questa parte del “Discorso della Montagna” èstata detta delle “antitesi”, rimarcando la distanza che Gesù sembra mettere fra lui e le norme antiche. Ci si fermava a quel “Vi è stato detto…ma io vi dico” calcando sull’avversativa che sembrava voltare pagina.
Questa interpretazione può essere deviante, se si oppone una nuova legge alla antica. Si tratta di compimento. E si può compiere solo ciò che non è considerato chiuso per sempre. Molti dei verbi del Decalogo sono al futuro e intendono un cammino di attuazione, non una situazione statica e cristallizzata. Questo, invece, Scribi e Farisei e, soprattutto, la casta sacerdotale, avevano inteso e fatto intendere. Avevano fatto della Legge e dei Profeti pilastri inamovibili della costruzione del Tempio. E il Tempio non era solo un luogo, era una istituzione, era una garanzia di stabilità e di potere. Tutto filava liscio, in questo modo. Tutto aveva un suo posto nell’ordinamento dato. O si era dentro o si era fuori. Ciò che era vivo è stato svuotato di vitalità. E così Legge e Profeti sono stati traditi. Come è tradito Gesù da chi cerca solo i suoi insegnamenti per un nuovo ordine stabilito, rassicurante, consolatorio ed eterno.
È viva la Legge data da chi della vita è origine, non può essere trattata come lettera morta. È viva ed è per la vita di chi la vive. Se è viva, va vissuta nella situazione, nella concretezza di un’esistenza liberata e capace di liberazione. Inutile riempirsi la bocca di “amore” e di “libertà”, se non si accetta di morire per essere, di liberazione, segno e compimento. Ecco la novità. Non si “compie” la Legge scrivendone un’altra, magari più “moderna” e “adatta ai tempi”. Si “compie” la Legge portando alle estreme conseguenze e superando, oltre una logica consequenzialtà, ciò che già nella Legge era contenuto. Gesù ha fatto esplodere il senso della Legge di Mosè, rivelandone la vera natura.
“Vi è stato detto…ma io vi dico”. Non c’è contraddizione fra i due momenti, c’è un cammino da compiere. C’è una maturazione da far fermentare. La maturazione che sta avvenendo è nelle pieghe della storia. È nella vita di donne e uomini che se ne assumono l’impegno e la gioia. Nuova relazione con Dio e con gli altri. Nuova relazione con se stessi. Non più semplicemente a caccia di comportamenti giusti, per sentirci brave persone. Non più oppressi da inutili e sterili sensi di colpa, facilmente insorgenti di fronte a norme non scritte nel cuore, ma rivitalizzati e fatti nuovi nella lettura, nel racconto, nell’abitazione di quelle norme, che, piano piano, cominciano ad abitare in noi, facendoci liberi e liberando le nostre relazioni.
