Diario del disarmo. In direzione del sacro, di Michele Caccamo. 2

 

2ª pronuncia

Hanno insegnato al mio cuore che ogni battito deve produrre qualcosa: un risultato, un contratto, una performance. E allora batte in affanno, rincorre il ritmo generale per non essere escluso.
Il tempo è stato messo in sovraccarico, e il cuore è stato costretto a diventare un apparecchio di compatibilità, a reinstallarsi continuamente aggiornato per rientrare nelle attività richieste dal collettivo.
Ogni pausa viene considerata un guasto. La lentezza scambiata per malattia.
Tu lo sai, mio Dio, che ormai nessuno vuole restare solo, in confidenza con il proprio battito. Abbiamo tutti quanti paura di trovarlo intero e nudo, nella sua necessità di non dirci nulla, di scoprirlo diventato soltanto un metronomo fisiologico. Per questo lo copriamo con suoni, rumori, parole. Per questo non smettiamo mai di riempirlo.

Io so che il mio cuore è stanco. Non si vuole più esporre, finge di aver perso la memoria, si comporta come se non sapesse proprio come mantenere le promesse. Forse è per questo che a volte lo sento ritirarsi, accorciarsi. Come stesse scegliendo una breve durata, il consumo rapido, qualsiasi cosa che non lasci segni profondi. Come avesse già deciso fino a quando vorrà mantenere la recita, fino a dove si spingerà senza spezzarsi.
Ho paura a dirlo, ma temo che la mia inquietudine possa essere medicalizzata, trattata come un difetto di produzione. Che qualcuno mi prescriva la dose giusta per farmi rientrare nella norma.
La stessa spiritualità, qui, è diventata un esercizio cardio. Si pratica per stare meglio, per gestire lo stress, per ottimizzare la mente. Non per mettersi in ginocchio davanti a qualcosa di più grande. Il sacro è concepito come un farmaco, la preghiera ridotta a tecnica di rilassamento. Non c’è più nessuno che chieda di essere convertito: si domanda solo di essere rassicurati.
Il desiderio di Assoluto viene corretto con una posologia, come fosse necessario raggiungere una pace sedativa, un equilibrio somministrato.
La spiritualità che ci offrono è un addestramento della ragione. Ha le stesse parole degli psicologi, dei coach, dei manuali di benessere. Non apre nessun dubbio, non chiede nessun abbandono.
Tu lo sai, mio Dio, che un cuore senza culto si ammala di immanenza. Rimane chiuso in ciò che vede, prigioniero di ciò che può misurare. Diventa ragioniere di sé stesso: calcola i battiti, confronta le prestazioni, valuta i rendimenti. Tiene i conti con la precisione di chi ha smesso di sperare in qualcosa che non si possa quantificare. La trascendenza gli appare come uno spreco, una voce di bilancio da eliminare.
Io sono stanco proprio perché voglio fallire e sostare nella mia sconfitta.
Voglio un battito che non serva a niente, che non produca nulla, che non dimostri alcuna efficienza. Voglio un cuore che sappia essere inutile davanti a Te, mio Dio, che si fermi senza bisogno di giustificarsi, che taccia. (continua)

5 pensieri su “Diario del disarmo. In direzione del sacro, di Michele Caccamo. 2

  1. S&R

    Un bel pezzo davvero!
    Mi fa venire in mente un passo di Thomas Merton: “l’utilità pratica ha le sue radici nella vita presente. La sapienza soprannaturale vive per il mondo a venire. Essa pondera ogni cosa sulla bilancia dell’eternità”.
    Quel battito che non produce nulla, vibra sulla frequenza invisibile della vita eterna.

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  2. Ema

    Una riflessione-preghiera di grande intensità. Questo cuore che tace non vuole essere sfoggio di saggezza ma
    amore intenso, abbandono e preghiera umile.
    Grazie, di approfondimenti cosi non se ne ha mai abbastanza.

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  3. Roby

    Grazie per queste righe di grande profondità!
    Mi fanno pensare alle Beatitudini, un percorso verso la gioia attraverso la ricerca dell’essenziale.

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    1. Chiara

      Nessuno vuole rimanere solo in confidenza col suo battito…..quanto è vero… Si insinua la paura…di sentire…

  4. Chiara

    Nessuno vuole rimanere solo in confidenza col suo battito…..quanto è vero… Si insinua la paura…di sentire…

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