di Franz Krauspenhhar
Mi fa un po’ male il collo del piede, come se avessi tirato un rigore da cinquanta metri. Nella realtà, che fin verso i vent’ anni giocai a calcio con un certo impegno, (è per questo che ancora oggi ho le cosce abbastanza sovradimensionate ), e i pochi rigori che avevo battuto erano quasi tutti andati in fumo, cioè fuori dallo specchio della porta.
Non ho mai avuto (nel battere i rigori è fondamentale) il famoso e raro e necessario sangue freddo.
Sono fin troppo emotivo, certo non come quando ero giovane, ma sono comunque “migliorato” fino a un certo punto.
Col male al piede di sconosciuta origine, io e Ernesto andiamo verso “Bellissimo”, io ancora con un po’ di fatica. C’è un sole prepotente, quasi di montagna, e l’aria delle dieci del mattino è frizzante; tira un bel vento.
Siamo i soli a stare ai tavolini fuori. Mio fratello prende un “cafè abatanado”, io una bottiglietta di acqua minerale gasata “Castello”, ottima scelta portoghese. Gli altri sono andati a Lisbona per cose loro. A un tratto, quando stiamo per andarcene senza una meta, arriva come dal nulla Danilo, pensionato ricco e genovese. Dice che “belin”, l’intercalare classico della città della Lanterna, lo pronunciano solo gli elementi del popolo, mentre quelli ricchi dicono il quasi altrettanto famoso “belandi”.
Una preponderante notizia, senza dubbio.
Mio fratello mi fa un leggero segno di andare, Danilo si è sciaguratamente messo a parlare di medicine e soprattutto malattie; io e Ernesto ne abbiamo le tasche piene, invento che dobbiamo fare la spesa.
Nel camminare sono ancora incerto ( ho il vizio di aspettarmi progressi anche da un giorno all’altro). Dal macellaio prendiamo i petti di pollo e due passate di pomodoro in bottiglia; e dunque una parte di spesa, l’ultima, è stata fatta.
Il sole è a picco, quel sole acuto che mia madre da ragazza soffriva al suo paese del sud, e che invece a noi fa molto piacere, e che, per un poco ma buono, ci scalda. Noto dei giovani, lungo la strada del ritorno, in maglietta, o se va bene in camicia, sempre a maniche corte. Sono abbastanza spavaldi per queste cose, non hanno i brividi che avrei io al posto loro.
Sono stato sul filo del rasoio per prendermi un altro balordone; mi sono seduto su una panchina del viale, e dieci minuti dopo sono di nuovo in cammino. Il leggero malore è sfumato.
Nessuna importante notizia dal caso ( o casino ) Epstein: in effetti gli USA hanno attaccato pesantemente l’Iran, e così i gazzettieri di tutto il globo si sono gettati sulla nuova guerra come falchi sulla preda, lasciando indietro i poco amabili resti.
Nonostante tutto, questa probabile breve guerra ha cancellato di colpo dalla lavagna dell’informazione lo scempio criminale dei vecchi porci anglosassoni & soci.
Intanto stasera c’è la serata finale di quel mortorio anacronistico che è il Festival di Sanremo. Mi beo del fatto che quest’anno non ne ho subìto nemmeno un maledetto “frame”.


Quando il mondo corre, sovrappone e dimentica è bello che ci sia sempre un momento per abbracciare un raggio di sole. Ci scalda.
Grazie!
Aspettarsi dei progressi e’ un atteggiamento mentale positivo e di crescita.
Avanti così.
Grazie