Le micro-epifanie di Raffaela Fazio: Franca Alaimo legge “Chiuda gli occhi, Signor Schopenhauer” (Ladolfi, 2026)

di Franca Alaimo

Il filo conduttore della scrittura di Raffaela Fazio è l’assenso alla vita, pronunciato con una partecipazione vibrante dell’intelletto e dei sensi di fronte ai bagliori del bello e del bene, recepiti attraverso una profonda conoscenza filosofica e religiosa alla ricerca di quel mistero intravedibile nelle cose della quotidianità e nelle esperienze autobiografiche.

Il confronto con filosofi ed artisti, che da sempre indagano il testo infinito dell’essere in cerca di una risposta, sottolinea l’attitudine dell’intellettuale a scegliere quali compagni di viaggio conoscitivo i propri maestri.

Ciò non significa che l’autrice privilegi il confronto razionale ed astratto, ma che intende innestare la cultura nel farsi della vita concreta e nelle relazioni affettive con le persone amate, che popolano i versi della raccolta, angeli terreni che pronunciano e mettono in scena sentimenti ed emozioni, trasformando il tempo che passa in una serie di micro-epifanie. Ed anche se esse aprono a una nuova dimensione, la parola (quella della comunicazione quotidiana e quella trasfigurante della poesia) può soltanto intuire, ma non rivelare a pieno la verità, se è vero che la conoscenza umana, per quanto ampia e profonda, incontra continuamente tale limite. Quest’ultimo, destinato comunque nel tempo a spostarsi sempre più oltre, non impedisce all’autrice di abbracciare totalmente la vita, anche nel dolore bruciante, nello scontro con la morte, nella consapevolezza che la luce iniziale dell’infanzia, che presagisce la qualità del nostro destino, non cessa mai di brillare nell’anima.

Un’opera, questa di Raffaela Fazio, che si propone, dunque, come una voce che, sposando il movimento della vita, accoglie quotidiano ed assoluto, mondo esterno ed interiore, nella convinzione che non può darsi estetica senza etica, se si abbraccia il bello e il buono come testimonianze del divino.

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