
di Pasquale Vitagliano
Quando finisce il viaggio? Comincio dall’Epilogo per introdurre queste righe su Gli esodi, gli esili (Tabula Fati, 2025) di Alfredo Peréz Alencart, tradotto da Vito Davoli. La domanda, infatti, legittima questo intenso poema sulla migrazione, drammatica ed epocale vicenda storica che genera una condizione esistenziale. Da qui il titolo, all’esodo di popoli fa da contrappunto l’esilio, che nasce individuale. “Quando i sogni non si allungano più”. Questo è il punto terminale. Che coincide con la vita stessa. Perché se siamo vivi sogniamo. Sogniamo le nostre paure. Oppure ciò che desideriamo. E l’oggetto dei nostri desideri è generato dalle nostre condizioni di vita materiale.

Peréz Alancart, poeta ispano-peruviano, canta l’epopea di tutti coloro che sono dovuti partire per migliorare la loro vita. Hanno dovuto abbandonare la propria terra per cercare approdi incerti ma aperti al cambiamento. So che in questa diaspora si ha il cuore in frantumi. La poesia ci restituisce completamente la dimensione epica e universale del viaggio come erranza. Solo la miopia della cronaca può trascurare quanto il dramma delle migrazioni delimiti una vicenda nella quale tutta l’umanità è immersa, senza alcuna deroga o esenzione. Diverse migrazioni ti seguono con i loro occhi/ invisibili/ casomai al tuo passaggio rinascessero semi/ in villaggi un tempo abbandonati.
Infine, dentro il corpo del migrante fermenta lo stato di straniero. Chi non ha mai sperimentato questa condizione? Ogni essere umano è stato gettato sulla terra senza difese. Siamo tutti stranieri. Dunque, ognuno può condividere l’esperienza della migrazione. Il mondo ti rende straniero ovunque tu vada,/ ti estirpa dal suo ombelico. Anche questa transizione il poeta la restituisce con lucentezza. Senza estetismi, con la coscienza che non ci rende codardi ma ci sprona. Del resto, egli è un esule per elezione. Il canto del poeta, tuttavia, non è mai funebre. Né si confonde con quello delle sirene. Canta l’allegria non dei naufraghi ma dei fondatori di civiltà. Mondo Nuovo per sempre. È un canto che cerca il suo popolo.
