Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

La fatica della Storia

(Gerhard Richter, Annunciazione dopo Tiziano)

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”». [Mt 13,24-30]

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Alcune tecniche, nella composizione artistica, permettono di rendere la complessità della realtà.

Così l’acquerello, con il fluire dei colori l’uno nell’altro, in uno scivolamento che non è mai copia del reale, ma che, del reale, propone la complessità.

Così lo “sfocato” di Richter non riproduce l’opera nota (“Annunciazione” di Tiziano), ma ne rimanda la complessità, la non schematicità della percezione, l’indistinzione del percepito, pur restituendo la sintesi dello sguardo che coglie l’opera. Sembra, ad un primo guardare, che le forme siano difficilmente distinguibili l’una dall’altra, confondendosi in un colore che sfuma e non disegna. È necessario allontanarsi per cominciare a distinguere forme individuabili, pur in una non netta separazione l’una dall’altra. Lo sguardo che sa guadagnare la distanza si arricchisce della percezione più distinta. L’eccessiva prossimità confonde.

Il Bene e il Male fanno parte della Storia. Entrambi, a buon diritto, come realtà dell’umano.

Sarà sempre possibile distinguere fra loro, permettendo quella che, in quel momento ci appare come la scelta per il Bene, ma non si deve cedere alla tentazione di estirpare quello che consideriamo male.

Vale sia per la Storia, che per le storie.

Fino a quando ci siamo dentro, il nostro spessore storico consisterà sempre in una accettazione della realtà, così com’è. Qui risiede la libertà che costituisce la cifra della nostra incarnazione.

Consapevoli di essere portatori di bene e di desiderio del bene, non possiamo evitare di vedere il male e di compierlo. Non si dà una definizione di male, ma si vuole mettere in guardia dalla tentazione di impadronirsi della storia e di compierle la più grande violenza: saltare le mediazioni. Ogni volta che questo è accaduto, la violenza si è imposta come sovrana nelle relazioni sia interumane che fra i popoli.

Gli integralismi sono violenti per loro natura. Tutti gli integralismi.

La pazienza richiesta non è accettazione del male e neanche atteggiamento passivo di rassegnazione. Quello che ci viene chiesto è il rispetto dei tempi di maturazione delle esperienze umane.

Accettare la storia per quello che è vuol dire anche accettarsi per quello che siamo.

“Video meliora, proboque, deteriora sequor” (“Vedo il meglio e lo approvo ma seguo il peggio” diceva Orazio), ma S. Paolo, pur ammettendo la difficoltà di compiere il bene che vuole, mentre compie il male che non vuole (Rm 7,19), aggiunge: Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono” (1Ts 5,21).

Accettarsi per quello che siamo è rinunciare ai sensi di colpa per affermare il senso del perdono, che è possibilità concreta di ricominciare. Nostro compito non è estirpare il male. Il “campo” non è nostro. Solo il proprietario può disporne a suo piacimento e sarà lui a decidere quello che va raccolto e quello che va bruciato. Alla fine. Così, il Regno, che si va costruendo per le vie di questo tempo, non sarà per i puri, ma coinvolgerà tutti e tutti saranno misurati non solo per il poco o il molto bene compiuto, ma soprattutto per l’accettazione del proprio limite umano. Cittadino di questo Regno sarà chi avrà amato il mondo così com’è, con tutto il bene e tutto il male che contiene e avrà saputo amare sé stesso e gli altri con tutto il bene e tutto il male che si portano dietro e dentro.

In Cristo risorto è la totalità dell’essere umano che viene riassunta, non solo la sua parte di bene. Distinguere, riconoscere e condannare il male è altra cosa dall’estirparlo.

“Lasciate che crescano insieme”. A nessuno piace cadere, ma, durante il cammino, se si ha a cuore la strada, si amano anche le cadute, senza vittimismi, né compiacimenti; senza piangersi addosso, ma lasciando che qualcuno ci tenda la mano.Riàlzati è lontano, c’è tanta strada ancora” (M.L. Zannini, Inno di Pentecoste).

Questo è il popolo di “santi” che piace al padrone del campo.

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