
Balsamo, bufera
In questa notte che è preda del vento
ho presagio della luna
e della mia
città nuda e troppo bianca
su cui la luna sta
fonte del vuoto;
ho dolore dei fiumi
qui traboccati dal deserto;
delle strade
dove affondano case e montagne,
dei vivi che il balsamo lunare
ha fatto oscuri e freddi bambini
con angosce di cera;
ho dolore di tanta
vastità circondata
da ombre remote di tuoni
e dell’incomprensibile
estate chiusa in serre di pioggia:
che è tutta una lunga notte
una terra di sudori
una luna profonda
nel seno minerale degli abissi.
O fortunosa luna
non si sveglieranno mai
più per te i lampi sul mio passato
e la tua bufera, che prossima
ti dice e che sostiene
il mio sguardo e la mia
morte vagabonda,
ha un verde di sauro.
*
Di Andrea Zanzotto ricorrono nel 2021 il centenario della nascita e il decennale della morte: questo è il quinto foglio di un possibile Lunario, o calendario, ricavabile dai suoi versi. La poesia Balsamo, bufera si legge nella prima sezione del primo libro di Zanzotto: Dietro il paesaggio (Mondadori, 1951). GM
