Riccardo Ferrazzi, “Il Caravaggio scomparso”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Riccardo Ferrazzi, Il Caravaggio scomparso, Golem Edizioni, 2021

Il Nord industriale e (quando lo è) nebbioso non sembrerebbe suggerire trame gialle, o forse sì. Dipende. L’importante è trovare la chiave giusta. E Riccardo Ferrazzi, scrittore colto, ironico ed esperto – di letteratura, storia, arte e cose della vita –, ne Il Caravaggio scomparso l’ha trovata. La scomparsa di un imprenditore e l’incarico di cercarlo affidato (dal di lui figlio) a un giornalista tra il demotivato e il disincantato diventano lo spunto per un percorso narrativo sinuoso e pieno di colpi di scena, ma sempre venato da un filo conduttore di garbata ironia, capace di accendere il grigiore bustocco (aggettivo che ho scoperto leggendo il libro, ambientato infatti a Busto Arsizio) di imprevedibilità e sorprese avvincenti.

Non dirò molto sul Caravaggio, per non fare spoiler. Ma, com’è facile intuire, c’è un’opera d’arte al centro della vicenda. E ci sono anche ombre di mafia, molto particolari. E frecciatine eleganti, ma non per questo meno chiare, dirette a certo giornalismo solerte e autocompiaciuto, nonché alla mentalità degli industrialotti gretti, quelli che si gonfiano pensando alla “fabbrichetta”.

In sintesi, siamo di fronte a una storia che meriterebbe una trasposizione filmica, oggi che vanno (meritatamente) di moda serie poliziesche che uniscono all’indagine e all’azione spunti d’intelligente comicità.

Insomma, qui l’autore gioca con lo stereotipo dell’investigatore insoddisfatto della propria vita, per renderlo protagonista di quella che, pur tra spigoli e cazzotti, è una rivalsa personale. Non disgiunta da una misura di fatalismo, che ben fa da contrappunto al produttivismo tipicamente lombardo.

Una lettura piacevole e che, tra svolte narrative e battute autoironiche, fotografa uno sprazzo della realtà sconnessa – quando non corrotta – di tanta parte dell’Italia di oggi. Quindi, un romanzo profondamente serio.

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Informazioni su giovanniag

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976), è scrittore, traduttore letterario e blogger. Autore del libro di viaggio "Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa" (Fusta Editore, 2020) e del romanzo psicologico "Viale dei silenzi" (Arkadia, 2019), ha anche preso parte al romanzo collettivo "Il postino di Mozzi", a cura di Fernando Guglielmo Castanar (Arkadia, 2019). È inoltre autore di una quadrilogia di romanzi distopici sul tema del crollo di internet e della società del controllo ("Sentieri di notte", "Partita di anime", "La casa degli anonimi" e "L’ultimo angolo di mondo finito", editi da Galaad tra il 2012 e il 2017 e in prossima riedizione in volume unico), in parte pubblicata anche in spagnolo e in polacco e in prossima riedizione in volume unico. Ha scritto, curato e tradotto vari libri sulle opere di J.R.R. Tolkien (su tutti, "Tolkien. Light and Shadow", opera bilingue italiana-inglese, ed. Kipple, 2019), e tradotto o co-tradotto saggi su William Shakespeare e Roberto Bolaño ("Bolaño selvaggio" a cura di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau, ed. Miraggi, 2019, tradotto insieme a Marino Magliani), oltre a libri di Jorge Mario Bergoglio, Kamala Harris, Arsène Wenger, Amir Valle e Peter Straub. Ha partecipato a numerose residenze letterarie e reading in Europa e negli Stati Uniti, e traduce da inglese, spagnolo, francese e portoghese, oltre a parlare il polacco. I suoi contributi critici sono disponibili sui blog “La Poesia e lo Spirito”, “Lankenauta”, “Poesia, di Luigia Sorrentino” e “Postpopuli”. Insieme alla giornalista Valeria Bellagamba, ha creato e gestisce la pagina Facebook "Anticorpi letterari", con interviste in diretta video a protagonisti del panorama culturale italiani e internazionale. Il suo sito è www.giovanniagnoloni.com.

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