La parola ai poeti. Valentino Ronchi

Negli anni tante cose che ho detto e pensato han subito piccole e grandi modifiche, precisazioni. Alcune verità, presunte tali, sono state sbugiardate. D’altronde, fossi rimasto sempre lo stesso di anni fa, non sarei un granché. Così, nella fattispecie della poesia, ora l’ho rincorsa, ora allontanata, ora blandita, ora snobbata. Come un ragazzo innamorato, che nega, e si smentisce, si contraddice, esce con un’altra, si dichiara con tanto di serenata. Se mi pento di questa altalena? No, era apprendistato. E poi, a bene vedere, anche lei ha fatto così con me. Al punto che c’è da auspicare che nei prossimi anni la convivenza sia più armoniosa, dopo tante lotte. Due punti fermi, però, ci sono stati: il piacere, enorme, di scriverla, di misurarmici, nel momento in cui ne avevo intenzione e voglia. Un piacere fuor di misura, trovare le parole giuste, l’immagine più vera del vero, come si dice. E poi, seconda cosa, il desiderio – costante, ma espresso in termini via via leggermente differenti – di scrivere facendo capire quanto scrivo, in modo che qualcuno ci si possa divertire o altro.  

Nei miei momenti migliori curiosamente
somiglio a un personaggio dell’Americana.
Vado e vengo, faccio e disfo, rileggo
Cusano e Plinio e Jankélévitch e Guyau
mi sposo nasce la figlia, mi alzo all’alba
per scaricare camion zeppi di libri
arrivati dalla pianura, fumo rintraccio
vecchi amori, attacco briga con la borghesia
prendo e do botte, rompo un piatto
mi faccio voler bene. Poi al placarsi
sfianco di tali grandi imprese, racconto
il tutto a qualche sconosciuto, nel fondo
del fondo di un piccolo bar tabaccheria
dietro la vetrata alta ma non lontano dalla via.

Valentino Ronchi (Milano 1976) ha pubblicato L’epoca d’oro del cineromanzo (nottetempo 2016), Primo e parziale resoconto di una storia d’amore (nottetempo 2017) e Buongiorno ragazzi (Fazi  2019). Sempre per Fazi, nel 2021 è uscito il romanzo Riviera.

Un pensiero su “La parola ai poeti. Valentino Ronchi

  1. S&R

    La trasparenza della una vetrata è la stessa di questi versi, che mostrano l’immagine “più vera de vero”.

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