Negli anni tante cose che ho detto e pensato han subito piccole e grandi modifiche, precisazioni. Alcune verità, presunte tali, sono state sbugiardate. D’altronde, fossi rimasto sempre lo stesso di anni fa, non sarei un granché. Così, nella fattispecie della poesia, ora l’ho rincorsa, ora allontanata, ora blandita, ora snobbata. Come un ragazzo innamorato, che nega, e si smentisce, si contraddice, esce con un’altra, si dichiara con tanto di serenata. Se mi pento di questa altalena? No, era apprendistato. E poi, a bene vedere, anche lei ha fatto così con me. Al punto che c’è da auspicare che nei prossimi anni la convivenza sia più armoniosa, dopo tante lotte. Due punti fermi, però, ci sono stati: il piacere, enorme, di scriverla, di misurarmici, nel momento in cui ne avevo intenzione e voglia. Un piacere fuor di misura, trovare le parole giuste, l’immagine più vera del vero, come si dice. E poi, seconda cosa, il desiderio – costante, ma espresso in termini via via leggermente differenti – di scrivere facendo capire quanto scrivo, in modo che qualcuno ci si possa divertire o altro. Continua a leggere
La parola ai poeti. Valentino Ronchi
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