di Alberto Fraccacreta
Dietrich Bonhoeffer, Poesie (testo tedesco a fronte, introduzione e traduzione a cura di Alberto Melloni, Marietti)
Le liriche di Bonhoeffer, teologo evangelico ucciso nell’aprile 1945 per aver aderito al complotto contro Hitler, «sono accomunate – nota Melloni – dalla “scrittura notturna”, diversificate nel verso (ora libero, ora legato a un metro e alla rima), con echi a volta espliciti, ma spesso impliciti alla tradizione musicale tedesca, al patrimonio innologico luterano, non meno che al linguaggio biblico».
Chi sono io? Mi dicon spesso
che esco dalla mia cella
calmo e lieto e saldo,
come il padrone dal suo castello.
Chi sono io? Mi dicon spesso
che parlo alle mie guardie
libero e amichevole e chiaro,
come fossi io a comandare.
Chi sono io? Mi dicon anche
che sopporto i giorni della sventura
impavido e sorridente e fiero,
come chi è avvezzo alla vittoria.
[…]
*
Nicola Romano, Al centro della piena (prefazione di Neria De Giovanni, con un pensiero di Roberto Maggiani, Il ramo e la foglia edizioni)
Così scrive Neria De Giovanni nella prefazione al testo, dal titolo significativo Nicola Romano: perché la poesia non toglie il tempo alla preghiera: «Tutta la silloge è invenata di un doppio percorso che trova crocicchi di connessioni, tra il sacro e il laico. Ci imbattiamo spesso in versi in cui la descrizione della condizione umana, fragile e sofferta in cui si trova il poeta, pone una domanda sull’esistenza stessa del divino».
Padre che sei già nostro
diventa un po’ più mio
rimani più da presso
stringi questa preghiera
ch’io possa penetrare
vampa e viluppo del tuo focolare:
in clemenza trattienimi
anche se fossi scarto di paranza
e nel gonfio mio petto
togli ogni scoria delle mie rovine
poi pungimi nel sangue
che scorre in tentazioni
e fa che sia d’Eterno
la mia fame
*
Raffaela Fazio, Gli spostamenti del desiderio (prefazione di Alfredo Rienzi, Moretti&Vitali)
Osserva Alfredo Rienzi: «Ne Gli spostamenti del desiderio, la parola di Raffaela Fazio ci viene offerta precisa, densa, tagliata e imbastita con un dominio mai esitante. La vediamo muoversi con la stessa trasparente intenzione per tutta l’opera, percorrendo, arando, interrogando – e offrendo domande, indizi, a volte silenzi – ogni palmo del terreno dove l’autrice ha edificato le sei sezioni della raccolta».
*
Quante volte ci siamo lasciati
mille volte di cui una
prima che morissi
un’altra – la più dura – alla notizia che eri morto
adesso che vorrei
lasciarti in altro modo
vedi, non mi e? concesso
dire addio al tuo corpo
allora
ti lascerò lo stesso
farò da sola il mio rito privato
sarà il punto messo dopo il verso
per te non scrivo più, sarà finita
(ma la punteggiatura come il cuore
segue un altro corso)
*
Luca Pizzolitto, Getsemani (prefazione di Roberto Deidier, peQuod)
Come sottolinea Roberto Deidier, «nella loro densa concentrazione, i componimenti di Getsemani sono grumi di pensieri e di immagini che afferrano il lettore nella loro temibile consequenzialità. […] Quelle di Pizzolitto sono impressioni che si consumano nell’istante del loro rivelarsi. […] Sulla scia di questa condivisione il poeta esplicita le fonti con cui dialoga: Lorand Gaspar, Philippe Jaccottet, tra gli altri, soprattutto i Salmi».
Nella calma di candele
nei muri in pietra
di questo monastero
ora che tutto torna
alla vita, ora che
ogni cosa volge al riposo.
La sacra attesa
è odore di incenso
e candele, il respiro
del giorno
l’antico, sfiorato mio tempo.

