Mauro Ferrari, Seracchi e morene

a cura di Luca Pizzolitto

Mauro Ferrari, Seracchi e morene (Passigli, 2024, prefazione di Giancarlo Pontiggia).

L’uomo che in fuga dalle raffiche
copre gli occhi al figlio,
la donna che tocca la sponda
pensando d’essere infine,
dopo la traversata
del deserto e del dolore,

salva; i mutilati dal dolore
nel buio in stanze bianche,
il condannato che non sa;
e qui vicino a te l’amico in giardino,
la madre che scende le scale
e il bimbo col suo canto d’innocenza:

contro lo sbriciolarsi insensato
innalzano preghiere
e implorano misericordia
per colpe e peccati incomprensibili.
Ma nulla ferma il martellare cieco.

Allora – e non è poco, forse è tutto –
dobbiamo resistere
amando la bellezza,
crearla se possiamo,
proteggere la sua fragilità
e il vero e il giusto
– gli altri suoi nomi –
tenendo l’asse in equilibrio
mentre tutto vacilla.

(In questo buio e in questo freddo
ho contemplato e serbo in me il tuo corpo
nudo che entrava in acqua sorridente
sotto sguardi inconsapevoli:
perché il segreto è ben riposto
fra gli occhi, che accolgono la vista,
la mente, che comprende,
e il cuore che gioisce: e mai saprai
se la battaglia è vinta o persa,
se l’attimo di luce è un accendersi o uno spegnersi).

*
Mamma

Non è che fuori accada molto, le dico
quasi sentendomi in colpa per una vita
che scorre via di qua e di là dal vetro
che ci separa nel salone freddo.
Mi chiede qualche moneta per il tè
– abbiamo ancora soldi? – e un po’ di frutta
scrutando nei miei occhi se anche me
divora il tempo, orgogliosa dei suoi capelli
“ancora tutti neri”.
Che dirle, come dirle
che tutto fuori come noi va in polvere
impercettibilmente, e che una perfezione
mai raggiunta vira al nero,
e il nero si fa grigio e bianco,
e poi sarà una trasparenza
e poi una parola, un’ombra contro un muro,
un’eco.
No, là fuori si sciolgono i ghiacciai,
non oso dirle, la terra si sfarina in polvere,
qualcuno muore ed altri fingono
di vivere, ma io devo scappare,
tu resta qui, al riparo.

*
Se chiudo gli occhi posso sognare
che il mondo non esista più

e poiché mai
ho dato nomi ad alcunché
né osato urlare Io

posso fingermi altrove
un attimo a sussurrare al vento

fiore lichene zampe che vagano
sotto un cielo vuoto e sereno
senza squarci né voci.

*

XVI

Ci sono spire di fumo
che salgono oltre il filo spinato

ci sono uniformi sfolgoranti
ed urla animali:

c’è un muro crivellato,
un cumulo di scarpe

e musica in sottofondo.

E poi ci siamo noi, rinchiusi fuori,
inadeguati a decifrare i segni.

*

XIX
È stato lungo attraversare
il nulla fino a questo luogo,
questo tempo che ci sfugge

dove restare sottovento
è strategia per sopravvivere non visti

almeno un poco: la vita
è cancellare tracce,
depistare e protrarre l’attesa,
medicare se possibile:

non ricordiamo un luogo
o un tempo prima – e il dopo
è un’ombra che ossessiona le notti.

Chi sa cosa sarà di noi,
quali altre ossa biancheggeranno
dopo noi su queste stesse rocce?

Mauro Ferrari (Novi Ligure, 1959) è una presenza importante nel panorama della poesia di oggi, sia come direttore editoriale di puntoacapo Editrice, sia come poeta egli stesso. Ha pubblicato: Forme (1989), Al fondo delle cose (1996), Nel crescere del tempo (2003), Il bene della vista (2006), Il libro del male e del bene (2016), Vedere al buio (2017), La spira (2019).
Di grande rilievo anche il suo lavoro critico e narrativo. Ricordiamo la raccolta di saggi Civiltà della poesia (2008) e i racconti di Creature del buio e del silenzio (2012). Ha fondato e diretto fino al 2007 la rivista letteraria “La clessidra” e ha collaborato alle riviste “margo” e “L’altra Europa”. Ha curato diverse antologie, tra le quali L’occhio e il cuore. Poeti degli anni ’90 (2000), Dove va la poesia? (2018) e Il posto dello sguardo (2021). Ha diretto l’Almanacco Punto della Poesia Italiana, edito da puntoacapo e ora cura la sua evoluzione on line, il sito www.almanaccopunto.com.
È membro di diverse giurie di premi letterari ed è stato direttore culturale della Biennale di Poesia di Alessandria; attualmente presiede la Biennale Italiana di Poesia fra le arti.
Come anglista si è interessato, con traduzioni e saggi, di poeti inglesi contemporanei. Suoi testi e interventi sono apparsi sulle maggiori riviste italiane e straniere.

2 pensieri su “Mauro Ferrari, Seracchi e morene

  1. paolo valesio

    Quello di Mauro Ferrari è un libro maturo (e maturato) ––  un libro veramente importante.

    Rispondi
  2. Antonio Fiori

    Ottima poesia, disincanto senza resa, sete di pace e di giustizia, verso colloquiale tra i più alti letti in questi anni.

    Rispondi

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