La parola ai poeti. Marina Gogu Grigorivna

[Il testo non è stato sottoposto a revisione]

idea di poesia per qualsivoglia giornale o intervista 

“All passports”: non so se avete mai indugiato di fronte a delle scritte doganali, ma ecco io certune li ho proprio interrogate; se dovessi dire qualcosa di fermo sulla mia poetica – ecco, ciò che succede in quel instante: “tutti passaporti alcuni passaporti…” la narrativa del incasellamento, l’ho si è dovuto subire é il numerare degli eventi e nell’ momenti instabili delle loro ipotetiche varianti; si direbbe elencare andandosene a capo piuttosto che viverle, cioè risolvere(?!); tuttavia nel mio caso l’insofferenza al designato ortografico- (e sintomatico del come esso) non ha resistito al reale, spiace ma le pressioni consumistiche/capitalistiche ha smashiato il tempo di dedica implicito. Vedere di conseguenza il riformista nei miei versi scritti in Italiano(?), e percepire come incomprensibili è normale e il classico atteggiamento di fronte all’ ibrido; poiché questo considerò sia il corpus linguistico che vengo ad adoperare. 

La poesia non è proprio fonte di sussistenza materiale; the power of freddom c’è scritto sul aereo che prendo…; anche qui mi piacerebbe fosse altrimenti- ma è un può come nel fantasticare erotico non scegli granché cosa ti appai sei come Kant intendeva l’ergreifen, a volte davvero sei semplicemente un mezzo come se è cio che puoi fare al massimo e essere cauto e preparato del contestualizzazione giusta di ciò che in te si manifesta; e di sicuro certe cose non vanno proprio dette- perciò adoro gli artisti e gli eventi che mi fanno seriamente dubitare sul fatto che sappia scrivere, nel est ci sono una mariade, Cehov tra questi.

La predisposizione alla poesia penso sia data da letture precoci e assidue, constante e da vissuti intensi affinanti la capacità di depistaggio caratteriale di situazioni, persone, eventi ciò che anticamente era la potenza oracolare insomma; 

In un mondo globalizzato questo è già improbabile ma resta tutta la sfera emotiva sulla quale ci si può appoggiare come fa per esempio la musica. 

                                                               

                                                                  11_02_2024

                    

       Hedda Gabler sul bus 46

e va bhe
e mi si passi
per chi nelle opere maggiori
ha descritto cazzi;

a che pro ?!
sto’ pianto di bimbo come se le dicesse meglio.

Di lui(?): ch’è bianco,
ove si rispecchia ed evolvi la gente
“descrivere meglio dove la vita ristagna”-
di nuovo in sorte
sti tizi che sanno stare al microfono;
ma qui é per lo più il pene
come l’amo per pesci ed esperidi,
con più carne in cima.

Il poeta che ci ha fatto conoscere
aveva due righe buone nella sua lingua
lui le adattó al caso nostro
così per chiaro destino:
“tutto sarà ok, ma non adesso e non col sensey.”

23/ 11/ 2020

-Ermes cosa mi succede passata la porta
tornerò figlia di mio padre, musa e isola nel letto?
tu che spogliatami di carne e aggettivo, sai.
– É lieve il nostro passo… il tuo ancor di più.
– Che temibile ti è forse la forza dei padri che spinge a fiorire i bocci ? perché mi porti?
e lui è lui?
adesso che mi so radice che resti
– Si, Orfeo il poeta… la sua arpa non è per mondi come questo
si volterà, già trema non l’ho vedi, non ci sente ed è musicista.
– A lui son’ chiusa, amarlo sopravita faccio
lui non mi sa; e ciò che sono adesso si piange
che coi poemi e canti mi cerchi svegliato da una prima vista:

Orfeo voltati!

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