1) “La stessa persona” è una raccolta di poesie che viene pubblicata a poco più di un anno di distanza da “Vita di un altro” (Inschibbolet, 2023). Partiamo dai titoli, entrando passo passo nella tua scrittura: c’è continuità con il libro precedente o, come sembri voler suggerire fin dalla copertina, una profonda frattura?
In comune, gli ultimi due libri, hanno la convulsa ricerca di me stesso. In “Vita di un altro” mi cerco negli altri (nella poesia degli amici, nei poeti immaginari e nei ricordi, più o meno autobiografici, di una fraterna amicizia); quest’anno invece, con “La stessa persona”, ritorno ad una raccolta poetica classica, divisa in due sezioni – quella eponima e una seconda più escatologica e religiosa – con testi prevalentemente epigrammatici. Risulta, credo, abbastanza evidente il denudamento tipico indotto dagli esami di coscienza.
2) A lungo ti sei dedicato alla poesia come critico, oltre che come poeta. In che modo convivono questi due aspetti del tuo percorso letterario? Ne fa parte, in qualche misura, anche la prosa?
Poesia e critica convivono come due coniugi che qualche volta litigano ma che si amano davvero. La poesia che leggo e annoto costituisce prima di tutto un nutrimento, a volte anche una sfida; quella che scrivo invece nasce da paure da rielaborare, da ricordi da riordinare e tentativi di speculazione filosofica o teologica. Quanto alla prosa, l’amo come la poesia e ne leggo moltissima. In questi ultimi mesi ho anche scritto un romanzo breve, provando quel piacere di scrivere che Annie Ernaux ha definito il piacere più grande che possa capitare ad un essere umano.
3) Quanto tempo occupa, nella tua giornata, la lettura/scrittura/studio della poesia?
Da qualche anno ho terminato di lavorare e trascorro la maggior parte dei pomeriggi e delle “ore piccole” immerso in letture e scritture. Ho anche avuto la fortuna di una grande amicizia, umana e letteraria, con Angelo Mundula, poeta e critico sassarese di livello nazionale, a lungo firma dell’Osservatore Romano. A lui devo in gran parte l’educazione alla recensione e alla lettura critica della poesia.
4) Tre autori (e tre opere) che consideri imprescindibili, all’interno del tuo percorso poetico di questi anni.
Difficile rispondere con tre nomi soltanto, ma ci provo. Nella narrativa italiana ho scoperto Gianni Celati (nell’opera completa, Meridiano Mondadori, 2016); nella prosa poetica Christian Bobin, “Elogio del nulla”, che sa toccare corde invisibili e misteriose; nella nostra poesia Raffaello Baldini, che nelle sue autotraduzioni dal dialetto romagnolo è letteralmente commovente: “Piccola antologia in lingua italiana”, Quodlibet, 2018.


