- L’arte oggi è inficiata da processi di marketing, di natura politica, economica, ecc. che l’hanno resa, quando va bene, intrattenimento. Alcuni fenomeni musicali, artistici o letterari possono essere spiegati soltanto così: si crea un prodotto per la middle class, carino, immediato, e lo si fa diventare virale sui social, capace di arrivare alle masse, anche attraverso i vecchi mezzi di comunicazione come la radio e la tv. Le lobby, di natura politica, religiosa, ecc. spingono insomma perché quel prodotto si imponga, per tutti gli altri, al di fuori di queste lobby, non restano che le briciole…
La poesia ha ancora qualcosa da dire?
- La poesia ha ancora molto da dire, ma va ricercata “al di là” dei meccanismi che dicevo prima, quindi al di fuori dei premi letterari, spesso dominati dall’”amichettismo” di giurati autori che si conoscono e si premiano vicendevolmente; al di fuori dei social, dove si creano bolle di autori o pseudo autori amici che laikano a destra e manca sperando che questi contraccambino con te; al di fuori delle grandi case editrici, che selezionano autori e autrici anche qui per una logica mercantile, di scambio di favori. Bisognerebbe ritornare al testo, alla parola, al logos, isolare la poesia da tutto il resto, dalla para-poesia; allora, forse, lontano da questo torbidume, si potrebbe ancora trovare qualcosa di autentico, di prezioso, “la poesia onesta” per dirla alla Saba; recentemente, per esempio, ho scoperto questa poeta straordinaria, Maria Liscio, che in vita aveva sempre pubblicato soltanto per piccoli editori. Ho avuto il piacere di proporre ad Arcipelago Itaca una sua selezione di testi e ne è nata un’antologia, dal titolo “Poesie scelte”, che ogni appassionato di poesia dovrebbe leggere.
La poesia è uno strumento che aiuta a trovare la strada? C’è ancora una strada?
- Esistono l’arteterapia e l’arte, sono due concetti profondamente diversi…La poesia, l’arte in genere, può aiutare a “sfogarsi”, ma un vero poeta arriva, attraverso talento, letture ed esercizio, ad un grado di consapevolezza tale per cui capisce che i suoi non sono “sfoghi”, ma “opere”.
La poesia, l’arte, la letteratura aspirano a risvegliare la speranza in un presente migliore?
- Non credo che l’arte possa aspirare a risvegliare le coscienze; l’arte non ha una funzione pedagogica, non ha il compito di orientare nessuno, è un prodotto estetico e come tale va preso. Dubito fortemente che l’arte possa “indirizzare”, verso un presente migliore (quale? migliore per chi?), anche perché quando lo fa, quando cioè sposa una causa sociale, politica ecc. e diventa militante, spesso perde il suo valore artistico e si trasforma in propaganda. Tuttavia, penso che l’arte possa insegnarci molto: al poeta, a fallire per esempio, perché ogni poesia cestinata è un un po’ un fallimento e fallire è parte integrante della nostra vita (“fallisci di nuovo, fallisci meglio…)”; al lettore, la letteratura insegna a saper guardare il mondo con occhi diversi, quelli appunto dello scrittore e mettersi nei panni dell’altro e, oggi più che mai, non mi sembra secondario.


