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Lo stato dell’arte. Piergiorgio Dallan Viti

Qual è lo stato dell’arte?

  • L’arte oggi è inficiata da processi di marketing, di natura politica, economica, ecc. che l’hanno resa, quando va bene, intrattenimento. Alcuni fenomeni musicali, artistici o letterari possono essere spiegati soltanto così: si crea un prodotto per la middle class, carino, immediato, e lo si fa diventare virale sui social, capace di arrivare alle masse, anche attraverso i vecchi mezzi di comunicazione come la radio e la tv. Le lobby, di natura politica, religiosa, ecc. spingono insomma perché quel prodotto si imponga, per tutti gli altri, al di fuori di queste lobby, non restano che le briciole…

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La parola ai poeti. Piergiorgio Dallan Viti

Scrivere è l’unica forma di interazione con gli altri che pratico con disinvoltura. Parlo poco, odio il telefonino, fatico a stare in mezzo alla gente, forse perché ho sempre saputo, già da piccolo, quando leggevo i grandi poeti, perché mia madre, maestra, me li faceva leggere, che il linguaggio era qualcosa di prezioso e il linguaggio poetico, il più prezioso di tutti. L’unico linguaggio che mi apparteneva, una seconda pelle. Allora, quando componevo i primi versi, più o meno intorno ai sei anni, sapevo che non dire era molto più importante di dire: selezionare con cura non solo le parole, ma anche i silenzi, le pause, gli “a capo” contro il barbaro mondo ruminante che mi circondava, incapace di venire a patti con la mia timidezza, la mia scelta marginalità. In fondo non ero altro che un grazioso soprammobile che “guarda com’è tranquillo” dicevano, e me ne stavo lì con i fogli stropicciati a scrivere. A scrivere sempre, dappertutto, nel mio disparte. Anche dentro la macchina, nei tragitti che mi permettevano di osservare le rondini, le spiagge, le colline delle Marche, l’unico mondo possibile, perché, certo, non si navigava nell’oro: il mare era quello di Porto San Giorgio, a dieci minuti da casa, e le gite fuori porta, poche, e frizzi e lazzi, pochi, anche quelli. Continua a leggere