
Era lo scorso febbraio quando sono stato invitato a scrivere il mio pensiero sulla poesia da Fabrizio Centofanti.
Da allora sono passati diversi mesi e mentre scrivo (siamo a fine agosto 2024), fatico ancora a trovare una formula unica che mi faccia dire: “Ecco, poesia è per me questo” ma proviamoci.
In questo arco di tempo non ho trascurato la richiesta, quando c’è chi vuole coinvolgere e far esprimere il proprio pensiero, a maggior ragione in periodi come questi dove chi condivide arte e cultura è visto come un perditempo, occorre rivolgergli il massimo della considerazione.
E dunque eccomi qua tra una pausa e l’altra del mio impegno divulgativo e di diffusione culturale sul territorio a tentare di mostrare il personale sguardo sulla poesia.
E voglio provarci partendo da questa poesia di Mario Luzi
Vola alta, parola
Vola alta, parola, cresci in profondità,
tocca nadir e zenith della tua significazione,
giacché talvolta lo puoi – sogno che la cosa esclami
nel buio della mente –
però non separarti
da me, non arrivare,
ti prego, a quel celestiale appuntamento
da sola, senza il caldo di me
o almeno il mio ricordo, sii
luce, non disabitata trasparenza…
La cosa e la sua anima? o la mia e la sua sofferenza??
Chi come me infatti crede che la poesia sia un atto politico, sia quando si scrive che quando si testimonia, non può fare a meno di soffermarsi su queste parole.
Vola alta dunque parola, oltre ogni confine, oltre ogni muro, in profondità scava e permettici di avere uno sguardo oltre ogni differenza di visione, di opinione e di pensiero.
Tocca nadir e zenit andando sia in alto oltre ogni cima che nel profondo, più in là, oltre ogni “caldo di me”, oltre ogni io.
Che sia testimonianza la parola “o almeno il mio ricordo”, che sia traccia del nostro passaggio su questo mondo attraverso le nostre passioni, i nostri sentimenti, le nostre azioni che incidono e influiscono sulla crescita umana e sociale.
Per chi come me infatti crede fortemente nel valore sociale dell’arte, la poesia trova il giusto e precipuo spazio, in quanto forma d’arte che meglio d’altre è in grado di fermare l’attimo.
In un mondo che corre sempre più veloce verso l’individualismo, la parola poetica con il suo sguardo preciso, unico e al contempo infinito, ci permette di soffermarci e a porci dei continui “Non so” come Wislawa Szymborska scrisse nel suo discorso per il conferimento del Premio Nobel per la Letteratura nel 1996.
E con questa visione declino la mia maniera di fare poesia, in maniera quotidiana, nelle azioni e nel pensiero.
Credo infatti che mai come in questo momento il poeta deve farsi sguardo del mondo, di tutto ciò che accade intorno non può e non deve rimanere inerte.
Tramite la parola poetica infatti occorre tornare a far guardare, a rendere chi legge altresì un attento osservatore.
La poesia infatti, come teorizzò lo stesso Pasolini, in un momento storico di crisi e incertezza come quello che stiamo vivendo, può divenire nuovamente un genere letterario che si dilata e si espande come ricerca e prova sperimentale.
Si dilata coinvolgendo ed espandendosi verso un pubblico sempre maggiore; sperimenta a sua volta provando ad utilizzare un linguaggio che abbandona il lirismo finora conosciuto e studiato, per far diventare lirico il linguaggio contemporaneo, chiamando in causa quei sentimenti che scaturiscono nell’individuo attraverso l’indirizzo nei fatti e negli accadimenti della società, in quanto anch’esso parte volente o nolente di questa società.
E’ compito dunque di noi poeti, indossare i panni non solo dello scrittore ma a sua volta occorre assumere il ruolo di intellettuale volgendo la società alla bontà delle proprie azioni capolgendo una volta per tutte il paradigma del bene, inteso come tutto ciò che agli individui appare desiderabile e tale che possa essere considerato come fine ultimo da raggiungere nella propria esistenza.

Bravo! Essere coinvolti in u qualsiasi decreto per quanto mi riguarda già è compreso nello stesso. Bravo in senso ‘retroattivo’, la formula magica dell’ immagine. Poi nn ci fornisci i testi… Io non l’io da tempo ho smesso di scrivere versi perché nessuna avanguardia può alterare una vergogna. Buona giornata. Giorgio Stella.