magari rimango ancora un altro po’, storia di amori dall’isola, di Barbara Della Notte. Con nota di lettura

 

La poesia di Barbara Della Notte ha radici lontane, che la stessa autrice ci fa intuire nell’affettuosa dedica alla sua maestra Filomena; anche nella scelta dello stile, a cui forse non è estranea la sua formazione di sociologa della comunicazione, che la rende sensibile e attenta al problema, affatto irrilevante, della comprensione e dell’apprezzamento di un testo poetico, come confermano gli scarsi acquisti dei libri di poesia. L’autrice adotta dunque una scrittura che esprime levità, giocosità e ironia anche su temi che lasciano intravedere dolori, cicatrici, disillusioni, ma sempre con tocco leggero e originale. Come quando ricorda l’esperienza pandemica (“Ho deciso di comporre un Canzoniere / e so che approveresti / quanto ci siamo divertiti a scriver sonetti / quando è arrivata la fine del mondo / per vincere l’angoscia / dell’isolamento / e l’inquietudine / della morte. /…/ e anche domani / mia madre verrà a prendermi a scuola / mio padre tornerà dal lavoro / C-D-E / C-E-D / e tutto andrà bene / andrà tutto bene?”

 

Alcune poesie ricordano le esperienze dell’adolescenza, i primi amori.

E amore, memoria, gratitudine sono infatti temi ricorrenti, raccontati con fluidità che ben compensa i nodi emotivi che pure affiorano qua e là dai suoi versi, di amarezza, rimpianto, senso di perdita per una persona cara; come nella poesia Su Giudeu: “(…) mi è spuntata una lacrima / tonda e luminosa per tutti i posti che non vedremo insieme / sotto una luna così”.

Poi la vita va avanti, nuove esperienze, nuovi incontri, nuovo amore, amore “dolce”: “con candore / ed allegria / un po’ di folle fantasia / mi hai curato / la sbucciatura sul ginocchio / il virus maledetto / e / qualche altro / pezzetto / malconcio / e ammaccato / lassù”, (…)“il mondo là fuori / lo temo meno / se posso tornare / ogni sera / da te”.

Infine la gratitudine per il luogo che l’ha accolta con affetto, espressa nella poesia che chiude la raccolta, una poesia che è atto e canto d’amore filiale per alcuni luoghi della Sardegna. Che spiega, almeno in parte, le ragioni del suo voler restare nell’Isola “ancora un altro po’”, chissà, forse per sempre.

Giovanni Nuscis

 

*

 

Ho deciso di comporre un Canzoniere

e so che approveresti

quanto ci siamo divertiti a scriver sonetti

quando è arrivata la fine del mondo

per vincere l’angoscia

dell’isolamento

e l’inquietudine

della morte

A-B-B-A

A-B-B-A

come fischiettare nella notte

sgranare rosari

recitare mantra

come toccare ogni sera

la statuetta di Capodimonte

nella sala da pranzo della mia infanzia

sei volte

ogni sera

e anche domani

mia madre verrà a prendermi a scuola

mio padre tornerà dal lavoro

C-D-E

C-E-D

e tutto andrà bene

andrà tutto bene?

 

*

 

In sella al mio nuovo destriero

quasi fosse alato

come Pegaso

quasi fosse da me inseparabile

come Bucefalo

sono uscita

trionfante

dal centro commerciale

come una bambina a cui hanno appena tolto le rotelle

e ho cominciato a pedalare

nel parcheggio ormai vuoto

come una dodicenne in vena di sbucciature

tu mi guardavi divertito

a me pareva di aver tutto

per esser felice

 

*

 

Stanotte a Su Giudeu

c’è una luna luminosa e calda

e tutto sembra risplendere

la sabbia

il mare

l’isolotto non troppo lontano

il pedalò adagiato sulla battigia

quante volte siamo stati

a Su Giudeu

ma non di notte

mi è spuntata una lacrima

tonda e luminosa

per tutti i posti che non vedremo insieme

sotto una luna così

 

*

 

 

Alla fine

ti ho cancellato

anzi

come si usa ora

ti ho bannato

ci siamo cercati

TU non volevi perdermi

forse

IO volevo starti accanto

forse

alla fine

mi hai cancellata

anzi

come si dice ora

mi hai bloccata

lo affermano gli psicologi

i filosofi

lo scrivono i rotocalchi femminili

lo ripetono gli amici saggi

solo la dimenticanza può salvare

ma che dolore

che livido stupore

consegnare all’oblio il nostro amore

 

*

 

Ho nuotato al largo di Malu Entu

e di tutte le isole della Maddalena

un cinghiale mi ha rubato le mutande a Caprera

ho ammirato il tramonto dalla terrazza di Nebida

rotolato lungo le dune di Piscinas

circumnavigato l’isola di San Pietro

dormito sulla cima del Gennargentu

colto il momento in cui Su Componidori centrava la stella

percorso i sentieri dei banditi nel Montiferru

mi sono specchiata nelle saline di Sant’Antioco

e davanti ai murales di Orgosolo

abbeverata alle sette fonti di San Leonardo

sceso seicento gradini

per entrare nelle Grotte di Nettuno

salita a Punta Giradili

e quattro bracciate fino alla guglia di Cala Goloritzè

immersa nelle acque del Flumendosa

ho fatto il bagno ad aprile a Cala Sinzias

e a Tuerredda

a dicembre a Calamosca

ballato nelle strade di Villanova

cercato Grazia in quelle di Galtellì

ho rimirato le stelle al Golgo di Baunei

incontrato i cervi ai Sette Fratelli

le uova di dinosauro nel mare della Costa Verde

preso il tè a Nuoro da Tettamanzi

mi sono ubriacata a Fonni

contemplato il cielo a righe dell’Asinara

calata nella miniera di Serbariu

tornata alla luce sulla terrazza di Porto Flavia

scoperto Joyce Lussu ad Armungia~56~

arrampicata sulle rocce per raggiungere il villaggio di Tiscali

rimasta incantata davanti alla Madre Terra di Nivola

mi hanno fatto le carte su un enorme masso a Capo Testa

ho cercato gli hippie nella Valle della Luna

mangiato Su Succu a Busachi

ritrovato Sergio Atzeni a Magomadas

visitato nuraghi pozzi sacri e tombe di giganti

meditato in una domu de janas

ascoltato le pietre di Sciola

camminato milioni di passi

abbracciato mille alberi

visto i fenicotteri rosa

di notte

divenire fucsia

e potrei continuare ancora a lungo

eppure mi rimane ancora qualcosa da fare

magari

rimango un altro po’

magari

rimango un altro po’

con te

 

*

 

BARBARA DELLA NOTTE

MAGARI RIMANGO ANCORA UN ALTRO PO’

ERETICA Edizioni

 

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