
La poesia di Barbara Della Notte ha radici lontane, che la stessa autrice ci fa intuire nell’affettuosa dedica alla sua maestra Filomena; anche nella scelta dello stile, a cui forse non è estranea la sua formazione di sociologa della comunicazione, che la rende sensibile e attenta al problema, affatto irrilevante, della comprensione e dell’apprezzamento di un testo poetico, come confermano gli scarsi acquisti dei libri di poesia. L’autrice adotta dunque una scrittura che esprime levità, giocosità e ironia anche su temi che lasciano intravedere dolori, cicatrici, disillusioni, ma sempre con tocco leggero e originale. Come quando ricorda l’esperienza pandemica (“Ho deciso di comporre un Canzoniere / e so che approveresti / quanto ci siamo divertiti a scriver sonetti / quando è arrivata la fine del mondo / per vincere l’angoscia / dell’isolamento / e l’inquietudine / della morte. /…/ e anche domani / mia madre verrà a prendermi a scuola / mio padre tornerà dal lavoro / C-D-E / C-E-D / e tutto andrà bene / andrà tutto bene?”
Alcune poesie ricordano le esperienze dell’adolescenza, i primi amori. Continua a leggere→