
Quella che fu la mia modesta storia,
inscritta nel recinto d’un display;
mia ma non mia, come non nostre mai,
eppure tanto nostre, le vicende,
usitate, usurate, inesitate,
discese per correnti atroci e dolci;
la mia storia – dicevo – l’oggettivo
correlativo pallido di quanto
ebbe la forma informe di un pensiero
marcì, decadde, scadde, andò perdendosi:
me n’ha informato, asettico, il Sistema,
offrendomi il possibile, passibile
d’altra occasione, di una nuova nascita
che incuberò, non so per quanto mai
e sarà putre divenire, pronto
alla notizia che non fa notizia,
della durata che in una manciata
d’ore, monta, decresce, va in silenzio
alla cancellazione programmata.
La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Giovanni Parrini
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