Antonio PIBIRI, Il sorriso di John Cage

 

Nel divenire

la parte campestre per i poveri

più creativa, stuporosa nel crepuscolo distingue

dal crepuscolo

Alla ritirata il vento mesce rasoterra

bisbiglii di statue tra loro col volo immobile

delle rondini, ridisegno che ne fa il bronzo

Qui si allude ancora a dio senza dirne, senza resistergli

come imbruna un rassicurante sfondo, e l’angiolo

imbronciato

si esaudisce senza dimandare e tutte le cose essenziali

tutte le cose in virtù del vero divenute viva terra

di coltura, il cipresso con spadi di silenzi e sul fianco

dalla base, dai cretti, lucertolato getta fuori radici

nel tormento ramose si stringono verso l’alto

 

 

*

 

 

Non si entra armati nel bosco

ma in forza vulnerabile.

Le guarnigioni di Roma si arrestano

sul limite della Schwarzwald

e drizzano tende, approntano fossati

palizzate. L’accampamento mobile.

 

I conquistadores spagnoli nel tentativo

di penetrare le foreste in Sierra Nevada

crollano nel fango, mentre i nativi

oh come corrono, leggeri e occulti,

frecce piumate, corrono loro a fianco

li osservano crepare sotto il peso

delle proprie armi, scudi, elmi

 

 

(Stibbert)

 

 

*

 

 

Attimo sono io l’angelo

che immagini accanto, fare colonna

il rientro angolare della stanza.

La camera arde di scudi e imprevisti

poltrone in spago, ebano Bugatti

rame riflesso, oro e tribù in rovina

fuori tempo, sul comò spaurito giullare

il pennello che ciuffa di azalee.

L’alta foresta presso Friburgo dove

legionari di Roma e labbra

non penetrano si estende

fino alla spalla chiusa contro il muro.

Balzo della montagna rocciosa.

Balzo e inarco di tigre incrociata.

Non avete ancora svelato la morte, l’anima

se dietro e innanzi resta solo memoria…

Il mistero non indagato è la pietra.

Ma tu ricordati padre

che pure tentiamo di salvare a mani nude,

e pure vanno le carezze al gonfiarsi di annegati

ora tutti gli Elementi mescolati insieme

 

 

*

 

 

[…] se soltanto riuscissimo a escludere la mente e i desideri, lasciando che (la vita)

 

scorra come vuole

 

John Cage

 

 

Signor Cage parla con voce calma e sorridente.

Mi mostra la musica, mi mostra

i ninnoli, l’allevamento di pavoni, gli aironi

lo stillo sull’osso di bambù, bruire d’acqua

verdi cascatelle, baculi fioriti, funghi

nastri magnetici.

 

Tutte le cose di cui parziale il controllo.

E pure pioggia su voce calma e sorridente.

 

Io scosto il lembo di juta ed entro

nella tenda

                   dell’autoguarigione

 

 

 

(Il sorriso di John Cage)

 

 

*

 

 

Felci i felici

portano acqua al fiume, sciolgono i rami al vento

il dolore celeste della toledana

il cielo grano distillato.

 

I felici

incidono la polpa del cardo e la diga al sole

 

I felici

liberano i nani frustati dall’impresa dell’oro

 

 

I felici

nessuno sa dell’altro, che un giorno meno tardi

si muore

 

 

 

*

 

 

Antonio PIBIRI

Il sorriso di John Cage

Casa Editrice L’Arcolaio, di Gianfranco Fabbri

Un pensiero su “Antonio PIBIRI, Il sorriso di John Cage

  1. Giorgio Stella

    Nn richiesto un commento qui un Herbert con il signor cogito rappresenterebbe le tendenze di una morbosa elica pseudonima. Felici felici i felici ecc… Questi versi raccolti in sé medesimi replicano una risposta non considerata come domanda di espressione…. Il cielo grano distillato. Grazie. Dello stato di grazia che assolve il ritorno sacro segreto sovranità totale al mito della morte.

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