La luce nella stanza, di Luca Benassi. Intervista a Raffaela Fazio

Fare luce con la poesiaintervista a Raffaela Fazio

Poesia e Luce, poesia come luce. In un’epoca di grandi contraddizioni e di altrettanto grandi desideri Raffaela Fazio racconta di una luce che filtra/ come sogno ripetuto e che vuole essere non solo un atto di resistenza e ribellione contro il buio dell’ignoranza e dell’abbrutimento, ma soprattutto scintilla dalla quale nasce la bellezza e la più viva umanità. La luce attraversa il mondo come un raggio di luce attraverso la foresta per regalare l’inatteso.

Nel pensiero greco la luce è principio generatore di vita e di conoscenza. Finché si vede la luce si vive. Si tratta di una luce non solo fisica, ma interiore ed emotiva che si contrappone al buio della morte, un buio che il Novecento ha spesso cantato ed esaltato. La poesia può (ancora) donare questa luce? Può (o deve) cantare la vita?

Non solo può fare questo. La poesia nasce proprio dalla luce e dalla vita che a sua volta ridona e canta, anche (soprattutto?) quando rende testimonianza del buio, perché è sempre un atto radioso di resistenza a ciò che vuole appiattire, soffocare o snaturare quello che c’è di più umano nell’umano. La poesia proviene da una scintilla di ribellione e/o di gratitudine e genera altre scintille luminose, persino nel momento in cui spinge a confrontarsi con la parte più oscura di sé e del mondo, sul crinale del dubbio.

La luce è vita e il primo atto creativo di Dio nella Genesi è il fiat lux. Nel primo canto del Paradiso Dante parla della luce come sorgente, principio dell’essere che comprende tutte le cose, forma perfetta, bellezza suprema, metafora dello spirito, identificazione con Dio, armonia assoluta: la gloria di colui che tutto move/ Per l’universo penetra e risplende/ In una parte più e meno altrove. La poesia può (ancora) svegliare il senso del sacro che alberga al centro del cuore dell’essere umano, distogliendoci dalla narcosi e dall’abbrutimento?

La poesia ridesta il senso del sacro ogni volta che, dalla fessura aperta, ci immette in una dimensione più intensa, vivida, vivificante e, al tempo stesso, sfuggente a qualsivoglia mappatura, calcolo e coercizione. La fessura a tratti è simile a uno spiraglio arioso, a tratti a un’incisione nella carne viva. Ma la realtà che si dischiude, persino quando si rivela abissale, evoca una promessa di risanamento. A mio parere, questa capacità della poesia di attraversare la materia del reale fino al suo nocciolo di sacralità è fondamentale, direi costitutiva.

Cos’è per te la luce?

La luce per me è molte cose. Non saprei dare una risposta esaustiva o soddisfacente. Potrei suggerire qualche immagine. Dire ad esempio che è un filo luminoso sotto una porta chiusa, come una speranza-ricordo verso cui tendiamo, oltre la soglia che ci separa dall’ignoto. Oppure il raggio che risveglia un rosone, potenza che trasforma sia ciò che attraversa, rivestendolo di senso, sia ciò che colpisce, infondendo vitalità e coraggio. Luce è anche il chiarore che filtra in un bosco, non come tagliente raziocinio o abbacinante sicurezza, ma come guida, invito “materno” a muoversi tra le ombre, riuscendo a scegliere un proprio percorso, passo dopo passo. E ancora, è quel principio che accomuna senza cancellare le differenze, rendendo l’individuo partecipe di una realtà immanente e, insieme, eccedente. La luce, in fondo, è uno dei simboli più eloquenti non solo della conoscenza, ma dell’amore stesso, a patto che non si limiti alla superficie, dirottando la percezione su un solo senso, ma penetri, coinvolga l’interezza, converta e si converta persino.

La parola ai testi

[da “A grandezza naturale”, Arcipelago Itaca 2020]

(a mia mamma)

Antico pudore del dire.
Ma so che sarai
il mio ultimo pensiero
senza fiato, senza peso
in cima alla salita.
Il filo di luce
sotto la porta chiusa.

*

Solo da dentro
il fosco occhio cieco
si schianta di luce.
Solo da dentro, il senso
diventa rosone.

Amore, fammi allora
tua presenza.
Ch’io entri in te e poi riesca
portandoti negli occhi:
non esca, ma rivoluzione.

*

[da “Gli spostamenti del desiderio”, Moretti&Vitali 2023]

Non la cerco
per lasciare il bosco
(se è nel bosco
indicibile la vita)

o come chi si arresta
a un cerchio di radura

la cerco per vederla
dentro la foresta
anche nel folto dei fantasmi amati
declinati
a seconda del dolore

qualcosa di vivo
personale, che resta
parziale ma non mente
(comune la sorgiva)
onnipresente seppure discontinuo

persino in ciò che tace
o dice
sia il vuoto sia l’eterno
oltre il confine

e nel fitto dei racconti umani

luce che filtra
come sogno ripetuto

pare si spezzi
e invece si rivela
(a unire i tempi
a renderli reali)
filo abissale
materna chiarezza

*
(inedito)
Bello è il fascio di luce
che colpisce diretto, inatteso.
Ma più ancora il barbaglio
quando è intaglio del buio
tra lamiere, tra rami
o il lucore che cresce
mai arreso
attraverso i più opachi sipari.
Quando arriva rimane.
Non tradisce.

Raffaela Fazio (Arezzo, 1971) lavora a Roma come traduttrice. Formatasi sia all’estero che in Italia in lingue, politiche europee, scienze religiose e beni culturali, ha al suo attivo diverse pubblicazioni nel campo della poesia (nove raccolte e alcuni scritti giovanili), della traduzione poetica (quattro autori: Rainer Maria Rilke, Edgar Allan Poe, Renée Vivien e Rupert Brooke) e dell’iconografia cristiana (due guide e vari articoli). Autorevoli voci critiche si sono occupate della sua scrittura.

2 pensieri su “La luce nella stanza, di Luca Benassi. Intervista a Raffaela Fazio

  1. Roby

    La luce è la parola ritrovata nelle stanze della vita dove si nascondono gli angoli più  bui, i crucci del non detto che diventano ferite, le attese disattese; quando la finestra dei giorni sarà  passaggio dei pensieri scomposti la porta si aprirà, entrerà la luce e ci consegnerà a un rapporto con la Vita garanzia di bellezza. Saremo accolti in quel momento .

    (a mia mamma)
    Antico pudore del dire.
    Ma so che sarai
    il mio ultimo pensiero
    senza fiato, senza peso
    in cima alla salita.
    Il filo di luce
    sotto la porta chiusa.

    Grazie!

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