di Riccardo Ferrazzi
Per chi ha la mia età, qualunque sia la squadra del suo cuore, la Fiorentina di Julinho e Montuori è uno di quei ricordi che non svaniscono e che rinnovano la sensazione di aver vissuto qualcosa di mai visto, una squadra imbattibile, con un modo di giocare al calcio mai nemmeno pensato prima di allora, una specie di sogno, ma vero e reale, che durò abbastanza a lungo per non farsi dimenticare, ma anche così poco da farsi rimpiangere per l’eternità.
Intorno a questo vero e proprio mito, Agnoloni ha costruito un thriller accuratamente congegnato, non soltanto nell’intreccio, ma su diverse collocazioni temporali e geografiche (Firenze, la Tuscia, Roma, la Sicilia, di oggi, di ieri e dell’altro ieri), qua e là costellato di personaggi veri che ruotarono intorno alla Fiorentina di allora, e inserito nelle vicende italiane e balcaniche degli ultimi settant’anni.
Un giovane centravanti di origine straniera cavalca l’onda del successo quando la sua vita viene improvvisamente sconvolta da una telefonata del padre, un uomo che era sempre stato distante, poco comunicativo, e che a un certo punto era addirittura scomparso senza lasciare traccia, fino a lasciar credere che si fosse suicidato.
Ovviamente, quest’uomo misterioso ha un segreto che non può rivelare in poche parole e nemmeno può cavarsela incontrando il figlio in qualche luogo sicuro. Perché, in realtà, luoghi sicuri non ce ne sono: i vecchi nemici non hanno sotterrato l’ascia di guerra e sorvegliando il figlio contano di snidare il padre.
Una recensione non può andare oltre nel raccontare la trama. Ma va detto che la conclusione sarà soltanto in minima parte una “vittoria del bene”: nella vita vera le vittorie scarseggiano, e l’autore non intendeva confezionare una fiaba al gusto di rosolio. I lettori di questo romanzo avranno l’opportunità di vivere una storia che, per quanto straordinaria e per certi versi estrema, è sempre realistica e conduce all’unico epilogo possibile: una nuova situazione, con nuovi dolori alle spalle e la trepida speranza che non ne succedano altri.
Tutto questo è raccontato con un periodare serrato. Le concatenazioni di fatti e sensazioni, i progetti e gli imprevisti, sono narrati con l’intensità di chi si trova a viverli. L’autore entra negli stati d’animo dei personaggi con brevi notazioni che calano il lettore dentro alla storia così come, in un film, le espressioni degli attori danno il senso della situazione. Se avessi qualche conoscenza in ambienti cinematografici, proporrei questo romanzo a un produttore o a un regista: la trama è complicata, l’ambientazione è fascinosa, i colpi di scena sono ben piazzati.
Provate a leggere immaginando di vedere il film. Buona visione!
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Il romanzo La prossima notte è appena uscito per Transeuropa e verrà presentato per la prima volta mercoledì 25 febbraio alle ore 18 al Centro culturale “Itaca” in Via di San Domenico 22 a Firenze, insieme al giornalista e storico dello sport della lingua italiana Gabriele Fredianelli, oltre che naturalmente dall’anfitrione Paolo Ciampi.

