
di Giorgio Morale
Come ridere?
Come abbandonarsi alla gioia
se il mondo è in fiamme?
Perché sei avvolto nel buio
non dovresti cercare la luce?
(Dhammapada)
Una tv ad alto volume, una moto, una macchina; una fila di finestre illuminate permette di seguire le volute di una rampa di scale; una fila verticale di finestre piccole, come una feritoia: quelle del bagno; un rimestare, un tintinnio di posate, un cassetto che si chiude. Seguendo il chiarore del cielo arrivo a scoprire la luna.
A volte mi sembra di aprire ogni giorno di più gli occhi sulle cose di sempre. A volte mi sembra di disimparare, giorno per giorno, antiche evidenze.
Saremo vicini alla nostra fine e cercheremo ancora una rivelazione decisiva sulla nostra origine.
Il cuore, compagno inseparabile e indistinguibile, come l’anima dal corpo, con battiti decisi dà segno della sua presenza, mi regala l’euforia che fa ansante dopo una corsa: una giovinezza riconquistata. Così i vari pezzi. Vengono in primo piano, occupano la scena, prima di separarsi definitivamente. Uccelli prima del volo.
A un movimento scomposto, una fitta. Come quando la nonna riponeva in fretta i vestiti da rammendare e si pungeva con l’ago dimenticato.
Prima la vista non arrivava molto lontano, adesso non parte da molto vicino. Fatico a trovare la giusta misura. Mi lavo in continuazione gli occhi, come se la pulizia, o il fresco dell’acqua, dovessero schiarirli. Sarò compensato con una vista a lunghissima distanza, come gli eretici? C’è una malizia di Dante nell’attribuire agli eretici una visione profetica?
Esilità, abbandono. L’esperienza ultima. Vita che è fine – o fine che è vita.
Ha un’incubazione la vita. Avrà un’incubazione la morte?
“Hai pensato quando saremo morti?” mi dice Elle. “Io sono nata in montagna, tu al mare. Adesso abitiamo a Milano. Dove saremo sepolti?”.

Ha un’incubazione la vita. Avrà un’incubazione la morte?
itinerari fulminei e intensi affacciati a strapiombo su domande vertiginose.
grazie, Giorgio.
fabrizio
l’eretico o l’errore “covato”
ritratti oscillanti (per alcuni tratti limpidi mi ha ricordato alcune tavole di Kim Hong-do ) a piene mani tra spirali nostalgiche e lo scheletrismo quotidiano assoluto (qualche influenza con lo spiritualismo orientale?) di cui Morale si/ci reinveste con la sua memoria e con il suo presente ricordandoci quella fatica di trovare “la giusta misura” e aggiungo “mistura”
la ciclicità violenta e meravigliosa della natura è data dalla somma di vita e di morte le quali, matrici e incubatrici perchè ci stanno sopra sia l’una che l’altra, prive di ogni morale, etica o filosofia – indivisibili entrambi, covano sopra tutto.
la vita e la morte sono allo stesso modo fragili, alternativamente: niente nasce che non contenga già un principio di morte, e niente muore non contenendo già un principio di vita e io questo leggo (mia personalissima visione) nello sguardo eretico (in errore perchè rivela?) e lunghissimo di cui parla Morale… la ciclicità vita morte vita morte è lo sguardo eretico e inaccettabile all’uomo.
un saluto
paola
Grazie, Fabrizio. Sì, domande: domande nel quotidiano e quotidianità delle domande. Forse anche dove non c’è il punto interrogativo.
Grazie, Paola, per i tuoi spunti sull’eresia. Solo una precisazione: ho letto il “Dhammapada” per curiosità e soprattutto perché me ne è stata regalata una copia da una carissima amica poetessa che l’ha tradotto dall’inglese. La frase in epigrafe a “Bloc notes” mi è piaciuta.
Giorgio
@ fabry2007
“domande vertiginose.”
perché? non c’è niente di complicato, e niente di misterioso. niente domande e niente risposte.
finito di vivere, si muore, non servono ragionamenti.
Mario Ar.
perché dici complicato? ho detto vertiginoso: un po’ di vertigine l’avvertirai quando muori, no?
ciao, mario.
fabry
@ fabry2007
hai ragione. non hai detto “complicato”.
sulla vertigine, non so, paura per certo.
grazie, ciao.
Mario