Una nuova casa?

Dalle discussioni in rete di questi ultimi giorni sui principali siti e blog sono emerse in particolare due indicazioni che reputo importanti: la necessità di riconoscersi (come intellettuali e cittadini) in un’etica comune partendo da valori, posizioni (non scrivere, nel caso specifico, su giornali di destra) e analisi condivise, e di iniziare a pensare ad un progetto comune di cambiamento. E’ un dato di fatto, al di là dei sondaggi e della retorica, che in tanti ci si senta rappresentati poco o nulla dagli attuali schieramenti politici, di governo e di opposizione, pur ritenendosi fondamentale la difesa dei principi scritti nella Costituzione.
Dagli interventi e i commenti in rete si evince dunque  l’aspirazione  a ritrovarsi in uno spazio in cui , facendo quadrato su detti principi – uscendo dalle sovrastrutture partitiche che li insidiano o si dimostrano incapaci di difenderli adeguatamente  –  sia possibile edificare, con nuove fondamenta, una casa comune. Non l’ennesimo partito, sembra di capire, ma un soggetto ampio, duttile e trasversale a forte base etica, fuori dalla logora logica degli schieramenti. L’indeterminatezza attuale della cosa e la complessità dei temi e dell’operazione  fanno apparire  assai arduo avviare un progetto di tale rilievo, ma credo che prima o poi questo avverrà, riuscendo a prendere consistenza e forma proprio attraverso la rete; stimolando, raccogliendo ed elaborando ordinatamente le molte riflessioni che da essa possono pervenire, interagendo direttamente e in tempo reale con milioni di persone. (Anche adesso qualche politico ha scelto di avere un confronto costante e diretto con la base elettorale). Temi come la povertà, la politica economica e sociale, la giustizia e l’ambiente potrebbero vedere il contributo di esperti invitati a dire la loro  coinvolgendo nel dibattito bloggers e visitatori di diversa cultura e interessi; pervenendo da ultimo a un documento (carta, manifesto etc) che articoli la fisionomia di un nuovo soggetto.
Sul piano pratico, si potrebbe ipotizzare il coinvolgimento dei siti e dei blog maggiormente frequentati e affini, partendo da un piano operativo condiviso. Ma si potrebbe concepire il progetto anche come un semplice serbatoio di idee in divenire (una sorta di Think tank senza interfaccia politico, che si limiti a produrre e articolare proposte su temi specifici), affidando a (nuovi?) soggetti politici la loro realizzazione.

10 pensieri su “Una nuova casa?

  1. Giocatore d'Azzardo

    L’idea è non buona: buonissima. Contiene però, modestissima opinione personale, alcuni “errori” (scusami il termine ma non me ne viene un altro) da evitare. Provo ad elencarli.
    1) Non ha importanza dove scrivi, ma cosa scrivi: l’articolo del signoraggio sul Giornale ha fatto più “danno” di tanti altri articoli sul Manifesto.
    2) Prendere ad esempio politici attuali (posso dire di aver riso al passaggio su Di Pietro che si confronta? Dai 😀 ) è SEMPRE dannoso: un simile progetto può sperare di arrivare a buon fine solo se scarta, a priori, TUTTO il sistema politico attuale.
    3) L’idea del Think Tank è perfetta. Complessa da realizzare e, soprattutto da proteggere, ma è la base dalla quale partire.

    Blackjack.

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  2. roberto bugliani

    “Un soggetto ampio, duttile e trasversale a forte base etica”. Non ho nulla contro l’etica, anzi, e riconosco che uno dei mali politici attuali (ma non nato oggi) sia la separazione tra etica e politica. Ma l’etica è a mio avviso il pre-requisito della nascita di un nuovo soggetto politico, non, nel caso lo si pensi, l’obiettivo d’una nuova politica. L’etica ha a che fare con il comportamento dell’uomo politico (trasparenza, onestà, coerenza, ecc.) non già con gli obiettivi della politica, che sono e restano, mi si perdoni la tautologia, politici.

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  3. Stella Maria

    Anche per me si può fare Giovanni.
    Come detto in un altro commento, io credo che la politica, così come è ora, sia un concetto ampiamente superato. Mi spiego meglio: non esiste più la destra e la sinistra ma solo una gran confusione ideologica perciò penso che questa suddivisione sia destinata a morire e mi trovo concorde con Roberto in considerazioni già scritte che possano seguire questo mio pensiero.

    Credo invece che sia importante ciò che si scrive, ovunque sia scritto e soprattutto la libertà di dire ciò che si pensa anche se disturba, se è controcorrente. Mi inchino pertanto di fronte a chi pubblica anche ciò che è scomodo. Ciò che manca sono i pensieri veri, l’acqua nel deserto mentale di una società massificata e deresponsabilizzata. a volte mi chedo se non siamo tutti pedine di un grande matrix.

    Relativamente al “qualche politico che si confronta …” nutro i miei dubbi: sono solo belle opere di marketing per rifarsi il look e far crescere il partito. e mi fermo qui per rispetto a tutti voi e per evitare polemiche e querele.

    io credo che si possa fare, ripartendo dall’uomo in quanto essere evoluto, intelligente e soprattutto “sociale” e pensante, senza distinzione “mentale” di sesso, razza, religione e ideologia.
    SM

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  4. Giovanni Nuscis

    Grazie a tutti.

    L’etica è senz’altro il pre-requisito a fondamento di un nuovo soggetto politico, Roberto; se non era chiaro, lo ribadisco ora.

    La politica tradizionale sa di avere il tempo contato, e avverte il fiato sul collo di un’ampia fetta di elettori, anche grazie alla rete, attenta e informata, e risentita, non più disposta a farsi raccontare fandonie; ecco perché alcuni politici hanno iniziato ad attrezzarsi, mentre altri, invece, temono la rete al punto da volerla soffocare, per i contenuti di verità e di libertà, per la sua valenza resistenziale che depotenzia e ridicolizza l’aggressione mediatica su cui hanno fortemente investito; ma la sfida che può partire dalla rete, per estensione, altezza degli obiettivi e qualità dell’elaborazione (brainstorming), là dove se ne creino i presupposti, credo sia destinata a soverchiare qualunque tentavivo di riconversione della politica tradizionale, asfittica, autoreferenziale, da sempre, storicamente, fortemente condizionata dagli interessi di pochi.

    Giovanni

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  5. annamaria orlandi

    Concordo.Credo sia possibile dire che i partiti di destra e di snistra sono spesso,nelle loro scelte, intercambiabili e quindi,come dice Maria Stella, regni una grande confusione ( ricordate Gaber : “che cos’è di Destra,o di Sinistra…”). Credo ,però,che esista una mentalità che potremmo definire di destra e una ” Forma mentis “di sinistra.Bobbio diceva che essere di sinistra vuol dire sostanzialmente credere nell’uguaglianza degli uomini. Ho verificato ,nella mia vita lavorativa, quanto questa definizione fosse vera.Io cercavo di aiutare gli alunni svantaggiati,per condizioni socio-economiche carenti,nel raggiungere livelli adeguati di preparazione,credendo nella funzione sociale della scuola. Molti colleghi,che votavano partiti di destra,sostenevano la necessità di selezionare e promuovere i migliori,perchè per gli altri c’era poco da fare.”Ci dovrà essere alla fine chi farà lo spazzino ” ho sentito dire.Certamente,pensavo,ma dopo avergli dato la possibilità di fare delle scelte.Oggi la scuola sta mortificando la sua funzione formativa,mentre accentua quella selettiva . Per me l’ etica è giustizia, è solidarietà,è trasparenza nelle azioni.Spero siate d’accordo.

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  6. Giovanni Nuscis

    D’accordo con te, Annamaria; guardando sempre ai fatti, ai risultati che certe scelte (politiche) producono, alle loro reali finalità, ai valori sottesi (equità, tolleranza, solidarietà, onestà etc.)
    Giovanni

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  7. Giorgio

    Condivido, Giovanni, l’idea che la politica partitica sia arrivata al capolinea, sia per la mia idea che la forma partito abbia ormai fatto il suo tempo, sia per le condizioni della politica che ci ritroviamo; e pare anche a me che la rete in questi ultimi tempi abbia visto un livello alto di analisi e discussioni.

    Quello che manca, forse, è andare oltre il gioco di rimessa. Ma la rete può avere quelle funzioni che tu indichi, costruttive, condivido pertanto il tuo auspicio, che già praticandolo, tutti i giorni, può diventare realtà.

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  8. Anna Maria

    La via del think thank va senz’altro seguita. Prima di affidare questa Ideenbörse ad ‘altri’ soggetti politici, proverei a farne un luogo di esercizio della ragione. Temo la pratica delle deleghe.

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